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Venerdì 19 luglio 2013 - 12:16

Crisi: Unimpresa, sono oltre 9 mln gli italiani in difficolta’

(ASCA) – Roma, 19 lug – Superano i 9 milioni le persone indifficolta’ in Italia. Sono i calcoli del Centro studiUnimpresa sulla base di dati Istat, secondo cui ai ‘semplici’disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma concondizioni precarie o economicamente deboli che estendono laplatea degli italiani in crisi. Secondo Unimpresa, si tratta di un’enorme ‘area didisagio’: ai 3,66 milioni di persone disoccupate, bisognasommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato,sia quelli part time (652mila persone) sia quelli a orariopieno (1,51 milioni); vanno poi considerati i lavoratoriautonomi part time (838mila) e i contratti a tempoindeterminato part time (2,56 milioni). Questo gruppo dipersone occupate – ma con prospettive incerte circa lastabilita’ dell’impiego o con retribuzioni contenute -ammonta complessivamente a 5,5 milioni di unita’. Il totaledel’area di disagio sociale, comprende dunque 9,22 milioni dipersone. Il deterioramento del mercato del lavoro non ha comeconseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche lamancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il cresceredei contratti atipici. Di qui l’estendersi del bacino dei’deboli’. Il dato sui 9,22 milioni di persone e’ relativo alprimo trimestre del 2013 e complessivamente risulta inaumento dell’8,9% rispetto alla precedente rilevazione diUnimpresa, realizzata sui dati del terzo trimestre del 2012,quando l’asticella si era fermata a 8,44 milioni di unita’:in sei mesi quindi 752mila persone sono entrate nell’area didisagio sociale. Nel primo trimestre di quest’anno idisoccupati erano in totale 3,66 milioni: 1,79 milioni di exoccupati, 647mila ex inattivi, 833mila in cerca di primaoccupazione e altri 389mila in questa stessa fascia. Idisoccupati risultano in aumento del 27,7% rispetto allaprecedente rilevazione (+795mila persone). Stabile, invece,il dato degli occupati: erano 5,6 milioni a settembre 2012 esono risultati 5,56 milioni a marzo scorso. ”Il Governo di Enrico Letta non prende decisioniimportanti e per ora si limita a rinviare. Le indiscrezionifiltrate oggi parlano di un nuovo slittamento a dicembredell’aumento Iva dal 21 al 22%. Ma non possiamo andare avanticosi’. Offriamo all’Esecutivo, ai partiti e alle istituzionii numeri e gli argomenti su cui ragionare per capire quantosono profonde la crisi e la recessione nel nostro Paese”commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. red-fch

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