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Martedì 9 luglio 2013 - 17:19

Auto: la componentistica arretra, in calo anche l’export

(ASCA) – Torino, 9 lug – Calano il fatturato e gli occupati ecala anche l’export. Dopo due anni di trincea, di resistenzain una situazione di mercato drammatica per l’Europa e inparticolare per l’Italia, anche la componentistica autoarretra. Ma non senza segnali confortanti. Il settore infattimostra segni di vitalita’, di capacita’ di diversificare inaltre aree di business, di emanciparsi dal maggiorcostruttore nazionale, di raggiungere quei mercati, inparticolare quello asiatico, dove ormai viene assemblataun’auto su due. Non e’ vero infatti che l’auto siageneralmente in crisi: nel mondo le immatricolazioni cresconodel 5% rispetto al 2011 e altri 20 milioni di auto siaggiungeranno agli attuali 80 da qui al 2020. Mentre ilreddito disponibile degli asiatici cresce, malgrado ilrallentamento, a ritmi paragonabili a quelli dei nostri anniSessanta. E con il reddito cresce la domanda di mobilita’privata. E’ quanto ci dice la nuova edizionedell’Osservatorio sulla filiera autoveicolare italiana,presentata oggi e realizzata dalla Camera di commercio diTorino, in collaborazione con l’Anfia.

”Dopo due anni consecutivi in crescita, il 2012 ha segnatoun’inversione di rotta per il comparto della componentistica- ha commentato Mauro Ferrari, Presidente del GruppoComponenti Anfia – con una riduzione del fatturato del 9,2% acausa della contrazione del mercato e della produzionenazionale (-19,8% per le vendite e -18,3% per la produzionedi autovetture in Italia) e anche della flessionedell’export, pari al -5,3% rispetto al 2011, quando si eranosuperati i livelli pre-crisi. Lo studio presentatodall’economista Giuseppe Russo ci dice anche che sono statiperduti 13mila posti di lavoro in Italia e 4mila solo inPiemonte che rappresenta meta’ del settore. Una partesostanziale delle imprese ha comunque ormai varcato i confininazionali per vendere i propri prodotti all’estero, tanto chequasi la meta’ dei ricavi totali della filiera (il 49,6% inItalia, il 48,7% in Piemonte) proviene da clienti stranieri.

L’Europa Occidentale pesa ancora circa il 50% delle commesse,ma cresce la sub-quota di export verso il Nafta (+13%)probabilmente per effetto del traino del marchioFiat-Chrysler.

Se un autoveicolo su due viene assemblato in Asia, i nostriimprenditori si muovono di conseguenza: 3 esportatori su 5riescono a raggiungerli, anche se il 40% circa denunciadifficolta’ legate alla distanza, alla burocrazia nellespedizioni e, specie per le aziende medio-piccole, allacomplessita’ nell’individuare nuovi clienti. Fra le nuovedestinazioni crescono tutti i paesi al di fuori dell’EuropaOccidentale e continua ad aumentare l’interesse per l’Asia(che raccoglie 110 segnalazioni come nuova frontieracommerciale) e il Sud America (67 segnalazioni). La veranovita’ di quest’anno e’ pero’ il forte interesse per l’areaMediterranea: Turchia (20), Medio Oriente (15) e soprattuttoNord Africa (43). Si conferma la tendenza delle imprese acercare nuove opportunita’ commerciali in settori comel’aeronautica, la meccanica, la plastica, la lavorazione deimateriali, la costruzione di altri mezzi di trasporto, iprodotti in metallo, che sentono meno la crisi rispetto aquello automotive. Su 100 euro di ricavi della filiera, 14,2provengono da altri settori: per il Piemonte questa fetta siallarga fino a superare i 16,3 euro. Anche il numero dicoloro che beneficiano di commesse da altre filiere e’significativo: il 40% in Italia, il 48,4% in Piemonte.
La dipendenza da Fiat da qualche anno si e’ ridimensionata,tanto che gli esportatori superano ormai il numero delleimprese che hanno legami commerciali con il gruppo torinese.

La flessione della produzione nazionale ha portato la quotadel Gruppo Fiat sul totale dei ricavi di filiera al 40,7%(46,4% in Piemonte, era il 50,6% nel 2011). La diminuzionedella produzione finale ha spinto i fornitori a cercare altrecommesse, intercettando altri clienti e comparti produttivi.

Con l’auspicata ripresa della produzione di autovetture inPiemonte nei prossimi due anni, sara’ interessante notare sequesto fenomeno di ulteriore (rispetto a 5-10 anni fa)diminuzione della dipendenza dal gruppo Fiat avra’ caratteristrutturali o se i fornitori, in tutto o in parte, tornerannoa fornire il gruppo torinese. Ferrari ha infine sottolineato la necessita’ di dar vita alla Consulta dell’automobile. Il presidente deicomponentisti Anfia, e’ convinto che subito dopo l’estatepotra’ nascere il primo organismo di politica industriale delsettore, a cui dovranno partecipare alcuni ministeri, assiemea quello dello Sviluppo Economico, e in particolareTrasporti, Ambiente, Economia, assieme a costruttori efornitori. ”Avremo a breve un incontro al Mise – spiegaFerrari – speriamo di portare a casa qualche risultato. Lamancanza di politica industriale e’ uno dei problemifondamentali del nostro paese”. Ferrari rilancia anche la proposta, gia’ affrontata in ambito confindustriale, dioffire per i nuovi insediamenti condizioni fiscali almenopari a quelle dei nostri confinanti, come Austria, Slovenia oSvizzera.

”Prendiamo un paese, ad esempio la Svizzera – diece Ferrari- e facciamo come loro per quanto riguarda la tassazione. Nonsi tratta di perdere qualcosa in fiscalita’, ma anzi diguadagnare qualcosa perche’ parliamo di investimenti che ogginon ci sono e di valore aggiunto che oggi non esiste”. eg/mau/ss

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