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Mercoledì 26 giugno 2013 - 10:34

Welfare: Censis, solo 49% imprese adotta forme flessibili orari lavoro

(ASCA) – Roma, 26 giu – Solo il 49% delle nostre impreseadotta forme flessibili degli orari di lavoro, a fronte del51% in Francia, il 55% in Spagna, il 58% in Germania, il 70%in Danimarca e Regno Unito, l’83% in Finlandia. SoloPortogallo (48%) e Grecia (34%) mostrano valori piu’ bassi diquelli italiani. E’ quanto emerge da un’analisi realizzatanell’ambito del progetto ”Welfare, Italia. Laboratorio perle nuove politiche sociali” di Censis e Unipol GruppoFinanziario. Ma la flessibilita’ dell’orario di lavoro, per favorire laconciliazione con i tempi della famiglia, e’ la prima dellemisure adottate da molte imprese all’avanguardia nel campodel welfare aziendale, spesso accompagnate da altri aiutiofferti ai lavoratori, come i servizi di babysitteraggio peri figli piccoli, fino agli asili nido aziendali. In Italia il 59% dei lavoratori deve rispettare un orariostabilito rigidamente dalla propria azienda, percentuale piu’alta che in Germania (55%), ma soprattutto rispetto aFinlandia (45%), Olanda e Svezia (40%). Anche le impreseitaliane che permettono di utilizzare le ore di straordinarioaccumulate per usufruire di giorni di ferie sono solo il 15%,a fronte del 28% di quelle francesi e britanniche, del 43%delle tedesche, del 53% delle danesi, del 66% dellefinlandesi. In Italia i lavoratori part-time sono 3,5 milioni, pari al17% del totale. Nel nostro Paese anche la diffusione del part-time e’inferiore alla media europea (20%) e lontana dallepercentuali di Germania (26,7%), Gran Bretagna (27,2%),Svizzera (35,9%), Olanda (49,8%). Le donne italiane inpart-time sono il 31,1% delle lavoratrici rispetto a unamedia europea del 32,6% e percentuali che arrivano al 43,3%in Gran Bretagna, 45,6% in Germania, 60,9% in Svizzera, 77%in Olanda. Anche il telelavoro e’ scarsamente diffuso: riguarda il 3%degli occupati italiani maschi e il 5% delle donne, valoritra i piu’ bassi in Europa. Considerando i lavoratori maschi,soltanto la Turchia presenta una percentuale inferiore aquella dell’Italia (2,3%). I valori sono superiori inGermania (7,4%), Spagna (8,4%), Francia (9,9%) e GranBretagna (11,8%). E il nostro Paese rimane agli ultimi postianche per quanto riguarda la diffusione del telelavoro tra ledonne, lontano da Francia (7,3%), Germania (7,6%), Svezia(8,2%), Spagna (9,5%) e Olanda (9,7%). Censis e Unipol mettono in evidenza che gli strumenti diwelfare aziendale possono aiutare molte famiglie, migliorarela qualita’ della vita di lavoratori e lavoratrici,contribuire a maggiori livelli di occupazione. Le esperienzefinora condotte in Italia e all’estero dimostrano che piu’welfare aziendale significa maggiore motivazione deilavoratori, migliore qualita’ della vita, una piu’ buonacopertura sanitaria e previdenziale, in una prospettiva dimodernizzazione dell’organizzazione del lavoro. Il welfare aziendale assume ormai molteplici forme: daglistrumenti di conciliazione lavoro-famiglia alle forme disostegno per le lavoratrici in maternita’, dall’assicurazionemedica integrativa finanziata dall’azienda ai molti servizitime-saving per una migliore qualita’ della vita deilavoratori. Dalla Tetra Pak di Modena all’Unipol, a Elica diFabriano, dalla Sas a Milano fino a strutture piu’ piccole mamolto dinamiche come Zeta Service sempre nel capoluogolombardo – analizzate da Censis e Unipol – un concetto emergecon chiarezza: migliori condizioni di lavoro e un supportodiretto alle famiglie fanno crescere la produttivita’aziendale e potrebbero accrescere i livelli occupazionali,soprattutto sul fronte femminile. Particolarmente apprezzata dai lavoratori, secondo leesperienze analizzate nello studio, e’ proprio la vasta gammadi servizi e aiuti che nell’ambito del welfare aziendalepermettono l’accudimento dei figli o di un’altra persona chenecessita di cure. Il Censis stima in piu’ di 5 milioni lefamiglie in cui e’ presente un adulto o un bambino in eta’prescolare o scolare da accudire. Per quasi 450.000 famiglieuno dei componenti, quasi sempre una donna, ha pero’ dovutoridurre il proprio orario di lavoro per prendersi cura deifigli e 350.000 persone hanno rinunciato, per lo stessomotivo, a cercare lavoro. La sfida oggi e’ quella di potenziare gli incentivipubblici che spingano le aziende ad adottare praticheinnovative nel campo del welfare dei lavoratori, allargando iconfini del welfare aziendale dall’attuale numero limitato diimprese di medio-grandi dimensioni al vasto tessuto dellapiccola impresa.

red/glr

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