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Sabato 1 giugno 2013 - 11:16

Crisi: Cgil, ci vorranno 13 anni per tornare al Pil del 2007

(ASCA) – Roma, 1 giu – Se il paese intercettasse la ripresa,quella stessa accreditata per il 2014 dai maggiori istitutistatistici, ci vorrebbero tredici anni per ritornare allivello del Pil del 2007, 63 anni per quellodell’occupazione, ‘mai’ per recuperare il livello dei salarireali. E’ quanto rileva uno studio effettuato da RiccardoSanna dell’Ufficio economico della Cgil dal titolo ‘Laripresa dell’anno dopo – Serve un Piano del Lavoro per lacrescita e l’occupazione’. Un lavoro dove si simulano alcune ipotesi di ripresa,nell’ambito delle attuali tendenze e senza che si prevedanomodifiche significative di politica economica, sia nazionaleche europea, per dimostrare la necessita’ di ”un cambio diparadigma: partire dal lavoro per produrre crescita”.

Si parte dalla situazione di contesto. Dal 2008 il Pil,riporta lo studio, perde mediamente 1,1 punti percentualiogni anno mentre i posti di lavoro sono diminuiti di oltre1,5 milioni rispetto al 2007. I salari lordi perdono lo 0,1%ogni anno (quelli netti lo 0,4%), la produttivita’ e’mediamente negativa del -0,2%, cosi’ come gli investimentidiminuiscono, sempre in media, di 3,6 punti l’anno. Questo quindi il quadro di riferimento dove innestare leprevisioni macroeconomiche dell’Istat, a prescindere dallacongiuntura internazionale, e calcolare di conseguenza quantotempo ci vorra’ ancora per parlare di ripresa e recuperare illivello pre crisi.

Ecco quindi che proiettando la ripresa calcolatadall’Istat, ovvero moltiplicando nel tempo il tasso previstoper il 2014 (pari a un +0,7%) fino a raggiungere il livello2007, dallo studio della Cgil emerge che il livello del Pilpre-crisi verrebbe recuperato nel 2026 (in 13 anni dal 2013):il tempo necessario per colmare il ‘gap’ di 112 miliardi trail Pil del 2014 (1.380 miliardi) e del 2007 (1.492miliardi).

Il livello dell’occupazione, invece, soltanto nel 2076 (in63 anni dal 2013), per tornare cioe’ alle 25.026.400 unita’di lavoro standard nel 2007 dalle 23.531.949 del 2014(-1.494.451 la differenza). Non si recuperera’ mai invece illivello dei salari reali mai: ”in confronto con l’inflazioneeffettiva, cioe’ il deflatore dei consumi, la variazione e’negativa nel 2014”, spiega lo studio. Infine il livello diproduttivita’ verrebbe recuperato nel 2017 (in 4 anni dal2013) e il livello degli investimenti nel 2024 (11 anni dopoil 2013).

Se la crescita fosse quelle media del periodo 2000-2007 ilPil recupererebbe in 7 anni. Ma se quest’ultimo e’ loscenario peggiore, lo studio Cgil prende in considerazione”ipotesi piu’ ottimistiche” legate alla proiezione di unlivello di crescita pari a quello medio registrato nelperiodo 2000-2007, ovvero del +1,6%. In questo caso ilrisultato prevede che il livello del Pil, dell’occupazione edei salari verrebbe ripristinato nel 2020 (7 anni dopo il2013) mentre quello della produttivita’ nel 2017 e il livellodegli investimenti nel 2024 (12 anni dopo il 2013). Lo studio della Cgil calcola inoltre anche la perditacumulata generata dalla crisi, cioe’ il livello potenziale dicrescita che si sarebbe registrato nel caso in cui la crisinon ci fosse mai stata, e che e’ pari a 276 miliardi di eurodi Pil (in termini nominali oltre 385 miliardi, circa il 20%del Pil).

Uno studio, quindi, funzionale alla Cgil per rivendicarela centralita’ del lavoro. ”Per uscire dalla crisi erecuperare la crescita potenziale occorre un cambio diparadigma”, osserva il segretario confederale della Cgil,Danilo Barbi, secondo il quale ”per non attendere che siaun’altra generazione ad assistere all’eventuale uscita daquesta crisi, e ritrovare nel breve periodo la via dellaripresa e della crescita occupazionale, occorre propriopartire dalla creazione di lavoro”. Come sostenuto dalla Cgil attraverso il ‘Piano delLavoro’. ”Una proposta – spiega Barbi – che si fonda propriosull’idea di rispondere alla crisi globale e al declinodell’economia italiana attraverso un forte sostegno alladomanda, che avvenga proprio con un piano straordinario dicreazione diretta di nuova occupazione, nuovi investimentipubblici e privati, verso l’innovazione e i beni comuni”.

Con il ‘Piano del Lavoro’ occupazione recuperata in 3 annie il Pil in 4. Come dimostrano infatti le stime sull’impattodel ‘Piano del Lavoro, frutto dell’utilizzo del modelloeconometrico (originale) elaborato dal Centro europaricerche, si possono prevedere i possibili tempi dellaripresa, in relazione alle misure indicate dal piano,partendo dallo scenario attuale (2013). Il risultato, comeriporta lo studio, e’ che in 3 anni, al 2016, potrebbe esserepossibile recuperare il livello occupazionale pre-crisi(2007) e in 4 anni, al 2017, il livello del Pil, dellaproduttivita’ e degli investimenti. Il livello della retribuzione di fatto media annua lordapotrebbe essere recuperato addirittura nel 2014. Per Barbi,quindi, ”qualsiasi ipotesi di ripresa, anche la piu’ottimistica, che insista sull’aumento della competitivita’ edella crescita per recuperare cosi’ anche l’occupazioneperduta, richiederebbe comunque tempi molto lunghi e ancoradiversi anni di sofferenza sociale”. E’ il lavoro la solaalternativa: ”Di fronte ad una crisi di questa natura, aquesta spaventosa recessione, e’ la creazione di lavoro -conclude Barbi – che produce crescita e che a sua volta creanuovo lavoro, non il contrario”.

com-rba/sam/

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