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Mercoledì 17 aprile 2013 - 16:09

Calcio/diritti tv: Antitrust, premiare il merito non la storia

(ASCA) – Roma, 17 apr – Rivedere i criteri per l’assegnazionetra i club delle risorse derivanti dalla vendita dei dirittitv nel settore calcistico. Lo chiede l’Autorita’ Garantedella Concorrenza e del Mercato, in una segnalazione inviataa Parlamento e Governo, a firma del Presidente GiovanniPitruzzella.

Secondo l’Antitrust occorre innanzitutto prevederemeccanismi di ripartizione che premino maggiormente il meritosportivo, eliminando il riferimento ai risultati ”storici’contenuti nella normativa vigente, che partono dai risultatidella stagione calcistica 1946/1947. Anche il riferimento albacino d’utenza dei club, previsto dalla normativa del 2008,non risulta direttamente riferibile al risultato sportivo,visto che il numero di spettatori cui puo’ fare affidamentouna societa’ di calcio sfugge alla logica meritocratica. E’dunque necessario rivedere l’opportunita’ di mantenere talecriterio di ripartizione, o quanto meno di limitarneulteriormente l’incidenza rispetto a quello che premia irisultati.

Per l’Autorita’, i profitti di una societa’ sportivadipendono dalla competitivita’ dei concorrenti: un eventosportivo ha infatti una maggiore attrattiva quando c’e’equilibrio tecnico tra le squadre e quindi incertezza sulrisultato. Pertanto, la remunerazione del merito sportivoagevolerebbe il conseguimento dell’equilibrio tra ipartecipanti alle competizioni e stimolerebbe gliinvestimenti nello sport anche da parte di nuovi entranti.

Nella situazione attuale, poiche’ la quota delle risorseviene allocata secondo criteri che premiano in buona parte lastoria e la notorieta’ di un club, gli investimenti volti asviluppare club minori per portarli a competere ad armi parinon trovano adeguata remunerazione in tempi ragionevoli.

A parere dell’Antitrust occorre inoltre individuare unsoggetto terzo, diverso dalla Lega Calcio, che proceda allaripartizione delle risorse economiche derivanti dalla venditadei diritti Tv, per garantirne una maggior equita’ eimparzialita’. La Lega, in quanto composta da organi in cuisiedono esponenti delle singole squadre, non rappresentainfatti il soggetto nella posizione migliore per dettare leregole di ripartizione delle risorse, posto che talunesocieta’ potrebbero trovarsi nella condizione di influenzarea loro vantaggio tali scelte. La ripartizione dei proventiderivanti dalla vendita dei diritti televisivi,indipendentemente dallo specifico meccanismo dicommercializzazione adottato, dovrebbe, quindi, essereeffettuata da un soggetto avulso dagli interessi economicidelle societa’ di calcio, e realizzata nell’ottica digarantire la necessaria flessibilita’ e competitivita’dell’intero sistema calcistico.

red/rf

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