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Venerdì 5 aprile 2013 - 14:15

Vinitaly: Cia, nella crisi vino italiano traina export e occupazione

(ASCA) – Roma, 5 apr – Con la crisi il vino italiano diventaancora piu’ protagonista nell’economia del Paese. Non solocontinua a macinare successi oltreconfine, compensando ilcalo netto dei consumi interni, ma in una fase didisoccupazione alle stelle crea imprese e nuovi posti dilavoro, soprattutto tra i giovani e le donne. Lo afferma laConfederazione italiana agricoltori (Cia) , alla vigiliadell’apertura della 47* edizione di ‘Vinitaly’ aVeronafiere.

Anche nel 2012 le bottiglie tricolori hanno premuto afondo sul pedale dell’export, mettendo a segno una crescitain valore del 6,5% a quota 4,7 miliardi di euro per oltre 21milioni di ettolitri consumati sui mercati stranieri. Vuoldire che, nonostante il calo produttivo per colpa del pessimoandamento climatico, l’Italia mantiene tuttora la leadershipmondiale dei Paesi esportatori di vino con quasi il 22% delmercato globale.

Oggi nel mondo piu’ di una bottiglia su cinque ”parla”italiano. Con due cambiamenti importanti: si esporta menoquantita’ e piu’ qualita’, con un aumento delle venditeall’estero di rossi e bianchi certificati rispetto al calodel vino sfuso -osserva la Cia- e continua a crescere ilruolo giocato dal continente asiatico. Infatti nel 2012 atrainare l’export del settore sono stati prima di tutto Cina(+15%) e Giappone (+28%), seguiti dai mercati di riferimentopiu’ ”tradizionali” come Stati Uniti (+6%) e Germania(+4%).

Ma numeri straordinari, tanto piu’ in questo momentostorico, sono soprattutto quelli sull’occupazione nel”pianeta vino”. Sono ben 1,2 milioni i lavoratori impiegatiin Italia nel settore tra vigne, cantine e indotto -spiega laCia- con un aumento del 50% negli ultimi dieci anni. In piu’,un lavoratore dipendente su quattro tra i neo assunti nelcomparto e’ un giovane, mentre tra le donne a capo di impreseagricole (490 mila in totale), quasi il 30% conduceun’azienda vitivinicola. Tra queste, il 70% lavoraprevalentemente in cantina; l’11% si occupa dellaristorazione; il 9% e’ sommelier e una percentuale identicae’ addetta alla comunicazione.

Eppure, nonostante successi e traguardi collezionati dalnostro vino, il comparto mantiene delle contraddizioni su cuibisogna intervenire. Innanzitutto – evidenzia la Cia – nonbasta raggiungere nuovi mercati all’estero, bisogna anchetrovare nuovi consumatori ”in casa”. Dal 1995 al 2012,infatti, il consumo pro capite di vino in Italia e’ passatoda 55 litri a 39, ‘perdendo’ per strada ben 16 litri.

Complici la crisi economica, le diete, i nuovi stili divita.Anche lo stesso export, per intercettare al meglio ladomanda proveniente dai nuovi bacini di consumo, richiede orauna piattaforma comune di filiera con un ”contagio”positivo per tutte le aziende che operano nel settore. com-stt/mpd

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