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Martedì 5 marzo 2013 - 11:29

Unioncamere: dall’export le speranze per la ripresa

(ASCA) – Roma, 5 mar – Se Natale ha dato una mano solo allevendite dei supermercati, che chiudono quasi in pareggio, ilcalo della domanda interna ha colpito le imprese di tutti isettori negli ultimi mesi del 2012 e fa pensare, soprattuttogli operatori del commercio e della filiera turistica, a unprimo trimestre 2013 ”in rosso”. L’export e’ l’unicoindicatore che, nelle previsioni delle impresemanifatturiere, mostra segnali positivi e accende le speranzedi una ripresa dell’economia anche se i benefici dellacompetitivita’ estera dei nostri prodotti saranno coltiprevalentemente dalle imprese settentrionali, Nord Ovest intesta. E’ quanto emerge dall’indagine congiunturaleeffettuata dal Centro studi di Unioncamere relativa al IVtrimestre 2012 e alle previsioni per il I trimestre 2013.

”Le incertezze del mercato interno continuano a farsisentire sul nostro sistema produttivo”, ha commentato ilPresidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. ”Dopo avervissuto un periodo natalizio decisamente sotto tono e averdato corso a una stagione dei saldi che sembra non aver datoi risultati desiderati, il commercio al dettaglio si apprestaad iniziare una nuova fase all’insegna della riduzione dellevendite. Il contesto di difficolta’ complessivo sembracolpire anche le imprese della filiera turistica che pure,almeno nelle aree di montagna, dovrebbe proprio in questimesi sperimentare le performance migliori”. Passando alle previzioni per il primo trimestre le impreseindustriali mostrano ancora di risentire del clima economicosfavorevole, alimentato principalmente dalle incertezze sulfronte interno. A fronte di poco meno della meta’ dioperatori che puntano a mantenere inalterati i volumiprodotti e il flusso di vendite, sono oltre un terzo leimprese che continuano ad attendere cali di produzione efatturato. I saldi di questi indicatori segnano infattirispettivamente -17,6 e -16,7. Ampi, comunque, idifferenziali tra classi dimensionali. Le imprese con meno di49 addetti e gli artigiani appaiono decisamente piu’pessimisti, tanto che i saldi scendono sotto i -25 punti nelprimo caso, e a -33 punti nel secondo. Dai 50 addetti in su,invece, lo scarto tra aspettative di miglioramento epeggioramento e’ meno accentuato (intorno a -6 punti perentrambi gli indicatori). Migliori le attese degli operatorisul fronte estero. Le previsioni risultano in questo casopositive (ad esclusione dell’artigianato) di quasi 9 puntipercentuali, con un sensibile scarto tuttavia tra ledimensioni minori (che segnano un saldo tra attese diincremento e di diminuzione di solo +1,5 punti) e le impresedi maggiori dimensioni (+12,3).

Sotto il profilo settoriale, a essere piu’ penalizzatedalla mancanza di prospettive di recupero, sia sul frontedella domanda interna che di quella estera, sono le industriedel legno e del mobile, unico settore a esibire un saldoprevisivo negativo anche sugli ordinativi esteri. Il debolemercato interno incide, invece, piu’ decisivamente sulleaspettative delle industrie alimentari e delle altreindustrie, che, a fronte di un prevalente pessimismo intermini di produzione e fatturato, presentano saldi positiviper gli ordinativi esteri, grazie alle attese delle impresecon oltre 49 addetti. L’orizzonte e’ meno scuro per leindustrie meccaniche e per quelle chimiche e delle materieplastiche.

Le imprese meridionali mostrano piu’ delle altre timoreper l’andamento del I trimestre dell’anno: i saldi diproduzione e fatturato sono pesantemente negativi (-25,3 e-23,3 punti, rispettivamente) soprattutto a causa delledifficolta’ che sembrano prospettarsi per le imprese dipiccole dimensioni. Anche le imprese del Nord Est denuncianoun marcato pessimismo per tali indicatori (intorno al -20%),mentre Centro e Nord-Ovest mostrano saldi negativi ma nonvanno oltre il -15%. Quanto alla domanda internazionale e’ ilNord Ovest l’area in cui si evidenziano previsioni migliori(+13,8), seguita dal Nord Est (+6,5%), quindi dal Centro(+2,5 il saldo). Positivo di solo 1,2 punti percentuali ilsaldo tra attese di incremento e di diminuzione degliordinativi esteri del Mezzogiorno.

Gli operatori del commercio continuano a soffrire per lapersistente stagnazione dei consumi interni: -37,5 punti ilsaldo tra attese di aumento e di diminuzione delle vendite,con i piccoli esercizi che segnano un -45,9. La pesantezzadel clima tra i dettaglianti e’ attestata dall’outlookdecisamente negativo espresso dal segmento food (-42,1 puntiil saldo), addirittura peggiore rispetto a quello del settorenon alimentare (-38,7). Leggermente meno fosche leaspettative della Gdo, dove sale al 53,4% la quota degliesercizi che punta sulla stabilita’ delle vendite, ma ilsaldo e’ comunque negativo (-23,4). Su scala territoriale, afronte di previsioni migliori della media nazionale nelleregioni del Nord (-30,4 e -28,5, rispettivamente, i saldi nelNord Ovest e Nord Est), al Centro-Sud sono attese piu’marcate manifestazioni di sofferenza nelle vendite (-52,0 e-39,3 i saldi nel Centro e nel Sud e Isole, rispettivamente).

La criticita’ del quadro economico trova riscontro anchenelle prospettive delle imprese degli Altri servizi per il Itrimestre 2013: le dichiarazioni degli operatori siconcentrano (57,0%) sulla stabilita’ del volume d’affari, maun ulteriore terzo di essi ritiene concreto il rischio di unpeggioramento. La spinta al pessimismo viene soprattuttodalle imprese della filiera della ristorazione e del turismo(-33,0 il saldo), particolarmente sensibili al calo deiconsumi. Solo per i servizi dell’Ict l’intonazione e’ menonegativa (-6,8 il saldo), grazie soprattutto a un cautoottimismo espresso dalle imprese con oltre 50 dipendenti. Suscala territoriale non si apprezzano differenze diparticolare rilievo: il Sud e Isole e il Nord Ovest sonoaccomunate dal prevalere in maniera piu’ netta di giudizinegativi, mentre nel Nord Est e nel Centro il pessimismo e’lievemente piu’ temperato rispetto alla media italiana.

red/did/

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