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Venerdì 8 febbraio 2013 - 17:18

Ifil-Exor: Pm ribadisce richieste condanna per Grande Stevens e Gabetti

(ASCA) – Torino, 8 feb – ”Ribadisco le richieste dicondanna”, nei confronti di Franzo Grande Stevens, diGianluigi Gabetti e delle societa’ Ifil (ora Exor) e SapazGiovanni Agnelli. Cosi’ il sostituto procuratore GiancarloAvenati Bassi, con a fianco il pg di Torino MarcelloMaddalena, ha concluso questo pomeriggio la sua lungarequisitoria, durata circa tre ore, al processo d’appellosull’equity swap Ifil-Exor del 2005.

Escluso dal processo Virgilio Marrone prosciolto consentenza della Cassazione, restano i due tra i piu’ altimanager del gruppo Agnelli, Grande Stevens e Gabetti,accusati di aggiottaggio informativo e assolti in Tribunaleperche’ il fatto non sussiste. In primo grado, per loro, il sostituto procuratore avevachiesto rispettivamente due anni e sei mesi e due anni direclusione. Si torna quindi a parlare di quella complessaoperazione finanziaria che consenti’ all’Ifil di mantenere ilcontrollo della Fiat (che stava per finire in mano allebanche che le avevano concesso un prestito da tre miliardi eprobabilmente sarebbe stata venduta con la tecnica dello’spezzatino’) evitando l’Opa e quindi un gigantesco eimprobabile impegno finanziario. Al centro del processo ilcomunicato con il quale l’Ifil, su richiesta della Consobcomunico’ il 24 agosto del 2005 di non avere ”in programma oallo studio iniziative particolari sul titolo Fiat”,malgrado l’imminente scadenza del prestito bancario. Secondole difese degli imputati non c’erano elementi per dire dipiu’ e ad ogni modo il mercato era in grado di capirel’intenzione della famglia Agnelli, attraverso le sue holdinge in particolare Ifil, di rimanere azionista di riferimentodella Fiat. Quel comunicato fu pero’ considerato falso dallaConsob e costo’ ai manager del gruppo un procedimentoamministrativo conclusosi in Cassazione con sanzioniaministrative interdittive e pecuniarie (6,3 mln nelcomplesso). Proprio a questo proposito Gabetti e’ intervenuto questamattina con una dichiarazione spontanea ricordando che nel2007, quando era presidente di Ifil, quei sei mesi disospensione dalle sue funzioni manageriali, poi ridotti aquattro dalla Corte D’appello di Torino in viaamministrativa, si risolsero per lui ”dirigente d’azienda aimassimi livelli” in ”veri e propri arresti domiciliari”.

Un modo per dire che la pena, per quei fatti e’ statascontata e che quindi non puo’ esserci un doppio processo.

Un’eccezione di costituzionalita’ sollevata anche dalladifesa in avvio del dibattimento questa mattina, ma che ilgiudice, il presidente della Prima Corte D’Appello, RobettoPallini, ha ritenuto non sia pregiudiziale alla continuazionedel processo. Sempre su questo aspetto, e’ stato reso notoche il 24 gennaio scorso, la Corte dei diritti dell’uomo diStrasburgo investita da un ricorso dei legali dei manager delgruppo Agnelli, non si e’ pronunciata chiedendo allo Statoitaliano di farlo. Il processo pero’ si concludera’probabilmente prima, anzi, molto prima, visto che Pallini,con un piglio particolarmente decisionista nei confrontidegli avvocati delle parti, ha promesso che il dibattimentosi concludera’ entro il 21 febbraio (prossima data venerdi’15 febbario, poi il 16 e il 19), in tempo quindi per evitarela prescrizione per i reati contestati che scattera’ il 24febbraio. Durante l’udienza di oggi Avenati Bassi ha ribaditole sue opinioni sulla falsita’ del comunicato dell’agosto2005, funzionale, secondo l’accusa, ad influenzare il titoloFiat per consentire una ricca plusvalenza al gruppo siaattraverso Exor, allora una controllata lussemburghese delgruppo titolare dell’operazione, sia alle altre holding.

Un’operazione ”mimetizzata”, che formalmente, ha sostenutoAvenati Bassi, nacque come speculativa, un ‘semplice’ equityswap con Merrill Lynch sul valore del titolo, ma che vennesmontata ”giorno per giorno”, arrivando a prevedere laconsegna materiale dei titoli, gli stessi che servirono aevitare la diluizione di Ifil in Fiat dopo l’esercizio dellaconversione del debito in titoli azionari da parte dellebanche.

”Quell’informazione non fu uno scivolone – ha dettoAvenati Bassi – ma un falso volontario, un falsopremeditato”. ”Il contenuto finanziario dell’equity swap e’ moltodubbio – ha proseguito il Pm – viene montata un’impalcaturacome un derivato esclusivamente finanziario senza consegna esenza compravendita dei titoli. Ma e’ assurdo pensare a uninvestimento nel quale per massimizzare il profitto perdi lasocieta”’. In sostanza secondo l’accusa l’intenzione diarrivare materialmente ai titoli, circa 90 milioni di azioniFiat, era ben precedente al comunicato al centro delprocesso. Che, secondo Avenati Bassi, avrebbe dovuto avere untesto preciso per non essere falso. Questo: ”Sono stateintraprese iniziative il cui successo e’ condizionatodall’esito di studi ancora in corso”. Nella vicenda il ruolodi regista lo ebbe Franzo Grande Stevens, formalmenteconsulente del gruppo, ha osservato il pm: ”E lui l’autoredel comunicato”, ha detto, mentre Grande Stevens in aulascuoteva la testa contrariato.

Leggermente piu’ defilato il ruolo di Gabetti che diede ilbenestare, fece da ”filtro”, ma con la consapevolezzaassoluta di quanto stava accadendo: ”Se il mio certificatomedico e’ falso, non penso di essere malato per davvero”, hasostenuto il pm. Piu’ volte in udienza il pm ha sottolineato,per sgombrare il campo da eventuali ombre ideologiche nellasua requisitoria, di non essere ”nemico della ricchezza” eanzi di ”nobilitare” l’azione dei due anziani managerdediti all’interesse delle societa’ del gruppo Agnelli per lequali operavano. Ma non si e’ astenuto da una battuta finalericordando che le sanzioni milionarie comminate in viaamministrativa ai due manager si devono relativizzare ai 10milioni di compenso ricevuti da Grande Stevens per la suaconsulenza sull’equity swap e al premio alla carriera di 16milioni per Gabetti. ”Neppure Armando Diaz ha avutoaltrettanto”, ha osservato in conclusione.

eg/int

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