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Sabato 26 gennaio 2013 - 17:47

Eni: Heralde Tribune mette in risalto il ‘balzo’ del gruppo con Scaroni

(ASCA) – Roma, 26 gen – ”Il balzo verso l’alto di Eni”. E’il titolo del lungo articolo che l’International HeraldTribune dedica alla compagnia italiana sull’edizione dioggi.

”Paolo Scaroni, con un master in Business Administrationconseguito alla Columbia Business School di New York, -scrive l’IHT – e’ arrivato alla guida di Eni nel 2005 dopoaver passato gran parte della sua carriera fuori dall’Italiae dall’industria petrolifera. Dal suo arrivo ha trasformatola societa’ sempre piu’ in una macchina per scoprire eprodurre olio e gas naturale da ingombrante conglomeratostatale, stato che le aveva impedito di posizionarsi tra lemajor del settore. A partire dal 2010, Anadarko ed Eni hannoeffettuato una serie di scoperte di gas naturalenell’offshore del Mozambico – tra le piu’ grandi della storia- equivalenti a circa 16 miliardi di barili di olioequivalente. Con una quota del 70%, Eni e’ operatore dimaggioranza del blocco nell’Area 4 del Bacino offshore diRovuma, nelle acque dell’Oceano Indiano del Mozambico. Standoa quanto detto dall’amministratore delegato, Paolo Scaroni inun’intervista, le scoperte giungono dopo 5 anni di studi ericerche nell”Africa orientale, dove pochissimo petrolio egas naturale erano stati trovati fino ad allora. ‘Anche se ilMozambico si presentava come un Paese nuovo, abbiamo pensatoche le possibilita’ di successo sarebbero statesoddisfacenti: stimavamo intorno al 20% la probabilita’ ditrovare risorse. Naturalmente alto era il rischio e alta e’stata la ricompensa’. Eni e’ il piu’ grande produttorestraniero di petrolio e gas sia in Algeria sia in Libia.

Paolo Scaroni fu il primo a recarsi a Bengasi nell’aprile del2011 per prendere contatto con i ribelli, molto prima dellacaduta del colonnello Gheddafi. Da allora, Eni haripristinato la maggior parte della sua produzione nel Paese,che rappresenta il 14% della sua produzione totale. Il campodi Wafa, uno tra i piu’ importanti siti di Eni in Libia, sitrova a 35 chilometri a est di In Amenas. I libici hanno unamotivazione in piu’ per proteggere il campo. Wafa permettel’illuminazione del Paese, dato che il campo produce il 50%del gas che alimenta le centrali elettriche libiche. Lacombinazione di scoperte e dismissioni, e la prospettiva diun buyback fino a 6 miliardi di euro di azioni, hannocontribuito lo scorso anno a far aumentare del 15% il prezzodelle azioni – la seconda migliore performance tra le grandicompagnie petrolifere dopo la russa Rosneft, secondo lasocieta’ di analisi Bernstein Research. Il titolo Eni e’balzato di un ulteriore 5,6% nel mese di gennaio. Per gliinvestitori questo e’ un cambiamento positivo per unasocieta’ prima relegata in una posizione secondaria rispettoai propri competitor. ‘Dobbiamo riconoscere i loro meritinell’eseguire le loro strategie’, ha dichiarato Oswald Clint,analista di Bernstein a Londra”. ”Paolo Scaroni in passato ha affermato che il Mozambicosarebbe diventato il piu’ grande investimento mai fatto daEni nella sua storia. Ha anche ammesso nel contempo didialogare con altre societa’ sull’eventuale vendita di quotedi partecipazione, precisando tuttavia che Eni avrebbecontinuato la fase iniziale di esplorazione e sviluppo delblocco prima di far entrare nuovi partner nel progetto. Il 21dicembre, Eni e Anadarko hanno firmato un accordo per larealizzazione congiunta di impianti per la produzione di GNL,cosi’ da riuscire a contenere i costi (per la lorocostruzione, ndr). Scaroni ha sottolineato come il Mozambico,sotto la presidenza di Armando Guebuza, abbia messo a puntoun programma per lo sviluppo delle risorse energetiche, olioe gas, con l’aiuto di consulenti provenienti dalla Norvegia,paese che ha fatto del suo sistema petrolifero un modello peri nuovi Paesi produttori. Il governo del Mozambico dimostrainoltre di non avere problemi rispetto al fatto che i suoipartner facciano profitti, ma vuole assicurarsi che il gasnaturale venga utilizzato per lo sviluppo del Paese. Il credodi Eni e’ sempre quello di una societa’ a ‘doppia bandiera’,che lavora in cooperazione con i Paesi che la ospitano”,conclude l’articolo.

com-ceg/rf

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