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Sabato 12 gennaio 2013 - 14:10

Crisi: Censis, per pmi tempesta continua. 2013 sara’ anno… (1 update)

(ASCA) – Roma, 12 gen – Per le piccole e medie imprese latempesta provocata dalla crisi economica continua. Il 2013sara’ un anno di stagnazione. E’ quanto emerge da un’indaginesvolta dal Censis per conto della Cna su un campione di 450imprese con meno di 50 addetti.

I dati mostrano come la meta’ delle imprese (46,8%) sitrova in una fase di ”ridimensionamento” e il 45,3% distagnazione (45,3%). Solo l’8% si trova invece in unasituazione migliore, di ripresa dopo un periodo didifficolta’ (4,5%), di consolidamento (2,6%), o di”crescita” vera e propria: ma queste ultime rappresentanoappena lo 0,8% del campione.

Sono le imprese piu’ piccole a soffrire di piu’:l’indagine del Censis rivela che in fase ridimensionamento sitrova il 46,8% di quelle con 1-4 addetti, il 54,7% di quelleche ne hanno tra 5 e 9; nelle aziende piu’ grandi tale quotascende al 33,5% tra le imprese che hanno 10-19 occupati e al26,2% per quelle che ne hanno 20-49.

Se il 38,6% delle imprese e’ stata costretta negli annidella crisi a ridurre il proprio organico, le strategie postein essere dalle imprese sono state tuttavia piu’differenziate.

Il dossier sottolinea infatti che il 33% e’ riuscitocomunque ad assumere nuovo personale, il piu’ delle volte insostituzione di figure andate via. Piu’ di un’impresa suquattro (26,4%) ha fatto ricorso alla cassa integrazione, il17,1% delle imprese ha ridotto l’orario di lavoro dei propridipendenti, il 16,6% riorganizzato i processi di lavoro, il13,6% riconvertito professionalita’ gia’ presenti all’internodell’azienda. Ancora: un’impresa su dieci ha ridotto lostipendio dei dipendenti (10,7%), mentre sono poche di menoquelle che non hanno rinnovato contratti a termine o dicollaborazione (7,9%). In ultimo, il 4,6% di imprese artigiane ha inserito inorganico professionalita’ che non erano presenti in azienda.

Ad oggi, l’11,3% delle imprese interpellate sta ancorafacendo utilizzo della cassa integrazione. In questo periodo , stando ai dati Censis, la qualita’ e’stata il riferimento per rimanere sul mercato e la difesadella qualita’ artigiana delle produzioni e dei servizi e’ancora considerata prioritaria per quasi 67 interpellati sucento, seguita molto da lontano dal miglioramento dellagestione economico-finanziaria, dalla ricerca di nuovimercati e dalla riorganizzazione dei processi di lavoro. Resta invece un problema grosso il rapporto tra piccoleimprese e giovani: solo il 32 per cento degli intervistatidichiara l’intenzione di ricercare giovani con meno di 30anni. E se la maggioranza considera la variabile anagraficaininfluente nella scelta della professionalita’ da inserirein azienda, vi e’ invece un 15,3 per cento che esprime unachiara preferenza per gli over 30. Il punto dolente e’ la preparazione tecnica, che per il39,5 per cento non sempre si rivela adeguata alle esigenze,mentre le aspettative economiche talvolta non sono in lineacon quelle che sono le effettive possibilita’ delle piccoleimprese (28 per cento). Piu’ di tre imprese su quattro, tra quelle che negliultimi cinque anni hanno ricercato profili da inserire inazienda, inoltre, sono andate incontro a difficolta’ quandosi sono confrontate con il mercato del lavoro. Per oltre il42 per cento delle aziende – rivela ancora il Censis – iprofili incontrati non possiedono addirittura competenze inlinea con quelle richieste. Sul banco degli accusati unsistema educativo inadeguato ai bisogni delle aziende perche’figlio di un’impostazione teorica e generalista, ma anchetroppo frammentato in una miriade di percorsi formativi chespesso non permettono uno sbocco occupazionale. Ben tre aziende su quattro ritengono il sistema formativoitaliano inadatto ai bisogni delle imprese. Una carenzarilevata soprattutto dalle imprese piu’ strutturate, che alloro interno necessitano di una maggiore diversificazionedelle figure professionali. E, infatti, ben oltre l’83 percento delle aziende maggiori, quelle tra i 20 e i 49 addetti,esprime un giudizio drasticamente negativo sui canalidell’istruzione. Viene promosso invece l’apprendistato, ritenuto l’unicostrumento oggi in grado di fare da ponte tra scuola eimpresa. Piu’ di un imprenditore su tre (36,1 per cento)ritiene che l’apprendistato, con il suo mix di studi teoricied esperienza pratica fatta in azienda, fornisca ai giovaniun ”buon” livello di preparazione. Va detto che altrettantiimprenditori – conclude l’indagine – danno dell’apprendistatoun giudizio meno entusiastico, valutando come ”media” lapreparazione che questo permette di conseguire, cosi’ darichiedere un percorso di formazione piu’ lungo el’affiancamento di lavoratori gia’ esperti (37,2 per cento).

com-rba

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