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Mercoledì 9 gennaio 2013 - 12:58

Crisi: Svimez, 257 euro al mese a famiglia nel 2011 per interessi debito

(ASCA) – Roma, 9 gen – Per far fronte agli interessi deldebito nel 2011 ogni famiglia italiana ha pagato in media 257euro ogni mese, l’11% in piu’ rispetto all’anno precedente(232 euro). Per evitare che da qui al 2015 la situazione deldebito pubblico nazionale sia insostenibile occorreintrodurre nel bilancio dello Stato meccanismi che permettanodi coprire con entrate correnti sia gli interessi sul debitoche le quote di capitale, (meccanismo gia’ in vigore nellefamiglie e negli enti locali), evitando cosi’ di continuare apagare il debito con altro debito.

E’ quanto emerge dallo studio ”Debito, Mezzogiorno esviluppo” di Federico Pica e Salvatore Villani pubblicatosull’ultimo numero in uscita in questi giorni della RivistaEconomica del Mezzogiorno, trimestrale della SVIMEZ direttoda Riccardo Padovani. Lo studio, condotto su dati Bancad’Italia, ha preso in esame varie ipotesi sulla base dei datidisponibili sul debito e l’andamento dei prezzi giungendoalla conclusione che senza l’introduzione di meccanismifinanziari correttivi entro il 2015 la prognosi del Paese e’il declino.

In base a valutazioni SVIMEZ su dati Banca d’Italia ildebito della PA in Italia nel 2011 e’ salito a 75.130 euro afamiglia, con una crescita del 2% rispetto all’annoprecedente (73.560 euro). Dal 2007 al 2010 il debito e’cresciuto dell’11,5%, pari al 3,8% annuo. Per far fronte agliinteressi nel 2011 ogni famiglia italiana ha pagato in media257 euro ogni mese a fronte dei 232 del 2010 (+11%). Increscita anche gli interessi erogati dai Comuni, passatidagli 8,5 agli 8,9 euro al mese. La situazione peggiora ancora di piu’ negli ultimi anni:nel 2011 rispetto al 2010 il debito e’ cresciuto del 3%, ilPil dell’1,7%. Poiche’ la ricchezza prodotta e’ cresciutameno rispetto al debito, la percentuale degli interessi sulleimposte pagate dalle famiglie e dalle imprese e’ salita dal16 al 17,4%.

Lo studio ha preso in esame quattro ipotesi di studio:1)in caso di indebitamento nullo, 2) di rapporto debito-Pilcostante nel tempo, 3) di fissazione di un limiteall’indebitamento (ad es. pari al 3% del Pil), 4) diriduzione di una certa percentuale del debito.

Nel primo caso, supponendo il pareggio di bilancio oppurel’indebitamento nullo, si conclude che ”una prognosi diristagno per l’economia del Paese e’ piu’ grave per leimprese e le famiglie del Mezzogiorno rispetto al restod’Italia” (indicatore R per il Mezzogiorno e’ -1,47%rispetto a -0,97% per la media nazionale). Variando iparametri, non cambia la sostanza: nel secondo caso,l’indicatore R per il Mezzogiorno e’ -1,54% rispetto a -1,05%per la media nazionale. Supponendo invece che il debitocresca al massimo del 3% del Pil, i valori corrispondentisaranno -1,37% per l’Italia e -1,88% per il Mezzogiorno.

Infine, ipotizzando che il debito si riduca di unapercentuale fissa, l’indicatore dei redditi italiani e’-1,13%, mentre per il Mezzogiorno e’ -1,69%.

Il debito sottrae ai contribuenti un ammontare di risorseche sarebbero state destinate a consumi, risparmi einvestimenti, cioe’ alla crescita della ricchezza prodotta,da cui dipende anche la sostenibilita’ del debito stesso.

Occorre, si legge nello studio, introdurre forme del debitomeno legate a meccanismi di conversione dei titoli. Per laSvimez serve urgentemente una riforma fiscale appropriata chefaccia crescere il Pil in maggiore misura rispetto ai prezzi,e politiche di bilancio che incidano sulle modalita’ digestione del debito.

red/glr

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