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Martedì 8 gennaio 2013 - 12:18

Crisi: Ue, nel 2012 disoccupazione record e aumenta il divario Nord-Sud

(ASCA) – Bruxelles, 8 gen – Nell’Unione europea la disoccupazione nel 2012 ha raggiunto il 10,6%, all’interno della zona euro e’ arrivata all’11,8%, con un divario Nord-Sud che cresce. In altri termini, l’Europa si trova a vivere la peggiore situazione dell’ultimo ventennio, con gli indici economici e sociali piu’ preoccupanti mai registrati dal 1992 a oggi. Lo rileva il rapporto della Commissione europea sull’Occupazione e gli sviluppi economici del 2012 (Employment and Social Developments in Europe Review), presentato dal commissario europeo per l’Occupazione e gli Affari sociali, Laszlo Andor. Dopo cinque anni di crisi economica e il ritorno alla recessione nel 2012, ”la disoccupazione sta toccando nuovi picchi come non si vedeva da almeno venti anni”, denuncia il rapporto. ”Le entrate delle famiglie sono crollate e il rischio poverta’ o esclusione e’ in aumento, soprattutto negli Stati membri dell’Europa meridionale e orientale”. La crisi sta acuendo le distanze non solo tra paesi euro e paesi non-euro, ma sta marcando le differenze all’interno dell’Eurozona: il differenziale del tasso di disoccupazione tra Nord e Sud della zona euro, pari al 3,5% nel 2000, ha toccato quota 7,5% nel 2011. I numeri mostrano che di fronte a un tasso di disoccupazione dell’11,8%, questo – all’interno dell’Eurozona – tocca la media del 14,5% tra i paesi del sud e periferia (Cipro, Estonia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Spagna) e quelli del nord (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi). La situazione non e’ migliore nell’Europa a ventisette: la disoccupazione si e’ attestata al 10,6% nel primo quadrimestre del 2012, con il tasso di disoccupazione di lungo periodo arrivato al 4,6%. Otto paesi da soli (Francia, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Italia, Polonia, Portogallo e Spagna) contribuiscono al 90% dell’aumento netto del tasso di disoccupazione di lungo periodo tra il 2008 e il 2011. Quanto al potere d’acquisto delle famiglie, i dati mostrano un crollo delle disponibilita’ reali in due terzi dei paesi dell’Ue. La Grecia il paese piu’ colpito dalla crisi (con una perdita di potere d’acquisto delle famiglie del 17%), seguito da Spagna (-8%), Cipro (-7%), Estonia e Irlanda (-5%). Lo studio della Commissione europea avverte: di fronte a questa situazione continuare a tagliare il costo del lavoro rischia di alimentare questa spirale di impoverimento. ”Ridurre i salari puo’ favorire la competitivita’, ma allo stesso tempo puo’ ridurre la domanda interna rischiando di condurre a perdita di posti di lavoro”. Il 2012, lamenta Andor, ”e’ stato un altro anno molto brutto per l’Europa in termini di disoccupazione e deterioramento della situazione sociale”. Tuttavia, aggiunge, ”con riforme del mercato del lavoro appropriate e miglioramenti dei sistemi di welfare, puo’ migliorare la flessibilita’ dei paesi membri rispetto agli shock economici”. bne/mau

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