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Giovedì 7 novembre 2019 - 11:24

L’Ue taglia le stime sull’Italia: “Stenta a uscire da stagnazione”

Mentre attende peggioramenti su deficit strutturale e debito 2020
L’Ue taglia le stime sull’Italia: “Stenta a uscire da stagnazione”

Roma, 7 nov. (askanews) – La commissione europea ha rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita economica dell’Italia, per cui si attende anche peggioramenti delle voci chiave sui conti pubblici. “L’Italia fatica a uscire dalla bassa crescita stagnante”: è l’eloquente titolo del paragrafo dedicato alla Penisola nel rapporto sulle previsioni economiche d’autunno.

“L’economia italiana – si legge – si è bloccata all’inizio del 2018 e non mostra ancora segni di una ripresa significativa. Nel 2020, la crescita è destinata a riprendersi modestamente a seguito della crescente domanda esterna e della moderata spesa delle famiglie, sebbene quest’ultima sarà parzialmente attenuata dall’indebolimento del mercato del lavoro”.

Tagliata la stima di crescita sul 2020, ora un più 0,4 per cento del Pil laddove nelle previsioni diffuse lo scorso luglio indicava un più 0,7 per cento. L’esecutivo comunitario ha invece confermato il più 0,1 per cento atteso sul 2019, mentre sul 2021 si attende un più 0,7 per cento del Pil.

Bruxelles prevede peggioramenti sia del deficit strutturale, sia del debito pubblico in Italia nel prossimo anno. Il primo è atteso al 2,5 per cento del Pil, dal calo al 2,2 per cento atteso sul 2019 (nel 2018 questa voce si è attesta al 2.4 per cento). Il debito-Pil, dal 134,8 per cento del 2018, è atteso in crescita al 136,2 per cento quest’anno, al 136,8 per cento nel 2020 e al 137,4 per cento nel 2021.

Si tratta di sviluppi potenzialmente problematici per le valutazioni che arriveranno sulla manovra di Bilancio. Sul deficit nominale, infine, dal 2,2 per cento atteso sul 2019 è poi stimato al 2,3 per cento del Pil nel 2020 e al 2,7 per cento nel 2021.

“Il deficit pubblico e il debito – nota l’Esecutivo comunitario – aumenteranno nei prossimi anni, a seguito della debole crescita economica e dell’aumento dei costi delle misure decise in passato”; ovvero, come si specifica più avanti, l’introduzione del Reddito di cittadinanza (“minimum income scheme”), “e di diverse misure che allargano le possibilità di ricorrere a pensionamenti anticipati” (Quota 100 e le facilitazioni dei ricongiungimenti contributivi).

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