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Giovedì 20 ottobre 2016 - 18:43

Draghi dà appuntamento a dicembre sulla proroga agli stimoli Bce

Senza sbilanciarsi. E richiama governi su riforme e bilanci
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Roma, 20 ott. (askanews) – Tutto come previsto dalla Bce. A cominciare dal mantenimento dello status quo sulla politica monetaria, sia per quanto riguarda il costo del danaro, sia sul Quantitative easing, il piano di acquisto di titoli pubblici e privati che non è stato ritoccato. O almeno per ora, perché già prima della conferenza stampa esplicativa del presidente Mario Draghi gli analisti davano per scontato che a dicembre verrà annunciato, o quantomeno affrontato il problema della proroga del Qe, che al momento è previsto durare fino a marzo 2017.

Attese che si vanno cementando ora con le parole del presidente. “E’ piuttosto chiaro – ha detto – che le nostre decisioni di dicembre vi diranno cosa faremo nei mesi a venire”. Quindi al Consiglio che si svolgerà l’8 dicembre, e al quale, come ha sottolineato Draghi stesso, saranno disponibili anche le nuove previsioni su crescita economica e inflazione dei tecnici della Bce, delle decisioni verranno prese.

Che gli esiti del Consiglio siano stati vicini alle aspettative, indirettamente lo hanno fatto vedere le non reazioni dei mercati. L’euro poco mosso in serata fluttua su 1,0933 dollari, le Borse europee hanno registrati lievi rialzi.

Prudentemente, Draghi non si è spinto oltre nel fare anticipazioni. Rispondendo ad una domanda ha riferito che l’ipotesi di una proroga non è stata discussa in questo Consiglio. Poco dopo, spontaneamente, ha anche aggiunto che non si è mai parlato nemmeno dell’opposto: il “tapering”, la progressiva rimozione degli stimoli che di fatto sarebbe un inasprimento della politica monetaria.

Alla luce della persistente debolezza dell’inflazione non sembra uno scenario alle porte. Peraltro Draghi si è lasciato sfuggire di ritenere “improbabile” che in questo scenario futuro il programma di acquisti di titoli, che sta navigando al ritmo di 80 miliardi di euro al mese, possa interrompersi brutalmente. Al momento comunque l’inflazione eccessivamente bassa, il problema con cui formalmente viene giustificata la linea Bce, è destinata a proseguire e a mostrare un avvio di risalita solo sul finale d’anno.

La ripresa economica intanto si conferma “moderata ma stabile, ha continuato a mostrare resistenza agli effetti avversi, come l’incertezza politica” anche grazie alle misure della Bce “che assicurano condizioni molto favorevoli per imprese e famiglie”. Tuttavia “lo scenario di base resta soggetto a rischi al ribasso”.

Appuntamento a dicembre quindi, mentre proseguono i preparativi tecnici sul come proseguire il piano di acquisti. Draghi ha ammesso che si potrebbero creare “penurie” di titoli relativamente ad alcuni Paesi. Questo è un aspetto legato anche ai requisiti di ammissibilità dei titoli al Qe, in particolare i rendimenti che non devono essere inferiori allo 0,40 per cento (il tasso sui depositi della stessa Bce), tassi che però lo stesso piano spinge energicamente al ribasso. E quindi sui paesi ritenuti più “solidi” dell’area valutaria si possono creare penurie, specialmente nelle scadenze ravvicinate, sui bond rilevabili.

Le ipotesi in campo sono diverse. Ad esempio si potrebbe allargare ancora la tipologia di titoli acquistabili. O alzare le soglie massime rilevabili sul totale di un titolo stesso. O ancora, secondo gli analisti di Bnp Paribas, la Bce potrebbe anche ricondurre la mole degli acquisti mensili al ritmo adottato inizialmente: 60 miliardi di euro rispetto agli 80 miliardi attuali. Tuttavia non si sono visti segnali in tal senso. E indirettamente una decisione simile potrebbe essere percepita come un avvio di tapering che forse non è quello che la Bce vuole inviare.

Resta comunque irrisolto un altro problema chiave. Quello ripetuto da mesi e mesi dalla Bce stessa ma anche da altre istituzioni internazionali, come Fmi e Ocse: la politica monetaria da sola non può riuscire a ricreare una crescita sostenuta a sostenibile. Serve la sponda politica e su questo Draghi ha rilanciato gli appelli sulle riforme strutturali. Servono più produttività e un contesto che aiuti l’attività di impresa, anche a livello infrastrutturale.

Quanto alle politiche di bilancio, fermo restando il pieno rispetto del Patto di stabilità e di crescita, il banchiere centrale ha invitato ancora una volta a varare leggi di Bilancio (ora all’esame dell’Ue) modulate in modo da aiutare la ripresa, se non ci sono margini di espansione della spesa facendo leva sulla loro composizione.

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