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Venerdì 26 agosto 2016 - 15:34

Consumi, Nielsen in Europa crescita beni largo consumo ai minimi

Nel 2 trimestre 2016. Italia al secondo posto tra grandi Paesi
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Roma, 26 ago. (askanews) – Crescita al rallentatore in Europa per la spesa dei consumatori per alimentari, bevande e prodotti per la casa, che ha fatto registrare un incremento pari ai minimi livelli. E’ quanto emerge dagli ultimi dati rilevati ed elaborati da Nielsen secondo i quali nel secondo trimestre 2016 i prezzi dei prodotti di largo consumo (FMCG – Fast Mover Consumer Goods) sono cresciuti anno su anno di appena lo 0,7% e, nello stesso tempo, i volumi hanno fatto registrare una variazione dello 0,1% – il valore più basso degli ultimi due anni. Di conseguenza i fatturati dei distributori sono cresciuti dello 0,8% – il tasso minimo da quando sono state effettuate le misurazioni di Nielsen a partire dall’ultimo trimestre 2008.

Fra i 21 Paesi rilevati in Europa, la Turchia è quello con la variazione di fatturato dei distributori maggiore (+8,9%) seguita da Norvegia (+3,5%) e Svezia (+3,2%). Sul fronte opposto della classifica, la diminuzione più sensibile è quella di Grecia (-7,2%) e Finlandia (-4,6%).

Dei cinque principali mercati europei (Spagna, Italia, Francia, Germania e Regno Unito) la Spagna ha fatto osservare la crescita di fatturato più alta (+2,1%), seguita da Italia (+1,2%). Il Regno Unito, al contrario, ha dovuto registrare la peggiore performance degli ultimi due anni (-1,6%), all’ultimo posto dei mercati maggiori e al terzultimo se considerati i 21 Paesi della rilevazione Nielsen.

“Il trend delle vendite del largo consumo – ha dichiarato Romolo De Camillis, retail director di Nielsen Italia – fa registrare una frenata del ritmo di crescita osservato a fine 2015, nonostante sia in aumento la pressione promozionale e una variazione di segno negativo dei prezzi. A questo concorre un mix di fattori sia a livello strutturale che congiunturale. Da una parte ci troviamo all’interno di uno scenario economico che, benchè abbia superato la fase recessiva, necessita di ulteriori segnali di positività, soprattutto in riferimento al mercato del lavoro e al potere d’acquisto delle famiglie. Dall’altra le tensioni internazionali e del sistema finanziario rallentano il livello della fiducia dei consumatori e quindi la propensione al consumo”.

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