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Giovedì 26 maggio 2016 - 13:39

Petrolio torna sopra 50 dollari dopo 7 mesi, ma analisti cauti

Vari fattori rialzisti in più Paesi, dubbi su tenuta quotazioni
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Roma, 26 mag. (askanews) – Il barile di petrolio si riaffaccia sopra quota 50 dollari per la prima volta da 7 mesi a questa parte. Una nuova conferma del possibile superamento della fase di eccesso di offerta del mercato, che nei passati due anni ha provocato un progressivo collasso delle quotazioni. Negli ultimi mesi una molteplicità di fattori hanno contribuito a invertire la rotta, di recente crescenti problemi produttivi in diversi Paesi, legati peraltro ad una molteplicità di cause, come in Canada a seguito di una ondata di incendi on in Nigeria per il persistente conflitto locale.

Ora poi inizia a farsi sentire l’avvicinarsi del picco stagionale di domanda legato agli spostamenti estivi, la “driving season”. E così l’oro nero è complessivamente aumentato di circa l’80 per cento rispetto ai minimi segnati a inizio anno, sotto i 30 dollari circa.

Nel pomeriggio il Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord aumenta di 41 cents rispetto al fixing di ieri, a 50,11 dollari dopo un picco a 50,26. Il West Texas Intermediate è salito fino a 49,97 dollari.

Dai centri studi di istituzioni finanziarie private e internazionli si sono moltiplicate le revisioni sulle stime, stavolta al rialzo. Sia l’Opec, il cartello degli Stati esportatori, che l’Aie, l’Agenzia internazionale per l’energia che fa capo ai Paesi consumatori, condividono l’opinione di un mercato che sta tornando in situazione di deficit di offerta, seppure lieve.

Altri, con più cautela, come Goldman Sachs, ritengono che il quadro dei fondamentali globali sia così composito da no essere valutabile dagli investitori, e che per questo i prezzi sono determinati maggiormente da fattori certi, come l’andamento delle scorte. Scorte che pochi mesi fa erano quasi arrivate alla saturazione, salvo poi moderarsi.

Ma c’è anche chi inizia a sollevare scetticismi sulla tenuta dei prezzi attuali. Se il barile dovesse consolidare il rialzo a 50 dollari, alcuni produttori potrebbero decidere di riaumentare l’offerta, creando le premesse per nuovi scivoloni. In particolare potrebbero rientrare in gioco i gruppi nord americani attivi su nuove forme di esportazioni, segnala il Financial Times, entrate in crisi con la caduta dei prezzi.

Peraltro “il fatto che il rally dei prezzi, questo spettacolare più 80 per cento si sia verificato in assenza di cambiamenti proporzionalmente analoghi sugli indicatori macroeconomici, suggerisce che alla base dei rialzi possano esservi soprattutto operazioni speculative”, rileva Bernard Aw, analista sul settore energetico per Ig markets. “E questo potrebbe risultare non sostenibile”.

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