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Domenica 17 aprile 2016 - 16:06

Fmi, poche tasse da multinazionali, Stiglitz: ci vuole minimum tax

Lagarde scettica, ma "paesi poveri" danneggiati da loro condotta
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Washington, 17 apr. (askanews) – Una ‘minimum tax’ sugli utili globali per far pagare più tasse, e in modo più equo, alle multinazionali. E’ la proposta del premio Nobel dell’Economia Joseph Stiglitz che, intervenendo a un dibattito presso il Fmi, affronta così il tema delle grandi aziende internazionali attualmente impegnate a evadere il fisco e a pianificare il pagamento delle imposte per ridurre la loro ‘fattura’ fiscale in tutto il mondo. Sia che evitino le tasse, sia che paghino in uno stato con il livello più basso, il risultato è lo stesso: una perdita di entrate fiscali per i governi, a partire da quelli poveri, che ne hanno bisogno.

Sui profitti globali delle multinazionali ci vorrebbe “Una tassa minima sia negli Stati Uniti che in Europa – ha detto Stiglitz – che le aziende saprebbero di non poter evitare. Potremmo concordare sull’aliquota. E ciò renderebbe la discussione dell’allocazione del gettito molto più facile”.

Una proposta che suscita qualche perplessità nel direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, che ha partecipato al dibattito insieme al ministro delle finanze svedese Magdalena Andersson e al direttore esecutivo di Oxfam International Winnie Byanyima. “Mi sono occupata un po’ di tasse nella mia precedente vita”, ha esordito Lagarde che ha ricoperto in passato la carica di ministro delle Finanze francese, “i miei ricordo sono che molte attività negli Stati Uniti non passano attraverso le aziende, vengono passate da un’entità a un’altra. E se si decide una tassazione societaria uniforme si applicherebbe poi al nulla o a molto poco”. Lagarde, sul tema delle passe, ha segnalato poi una “discrepanza tra i Paesi sviluppati e quelli poveri. Quelli che soffrono di più dalla cosiddetta ‘ottimizzazione’ degli schemi fiscali delle grandi aziende sono i Paesi in via di sviluppo perchè sono meno attrezzati e sono quelli contano di più sul gettito delle tasse societarie e come risultato sono quelli che come percentuale del Pil globale perdono di più dalla grande creatività e inventiva delle multinazionali”.

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