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Venerdì 15 aprile 2016 - 01:26

Panama papers, i 5 ‘big’ d’Europa insieme contro società-ombra

Iniziativa ministri finanze Italia, Francia, Germania, Spagna e Gb
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Washington, 15 apr. (askanews) – I cinque principali Paesi europei si muovono insieme per porre fine alla riservatezza delle società-ombra che nei paradisi fiscali rendono possibile evasione delle imposte e riciclaggio di denaro sporco. Dopo l’esplosione dello scandalo sui cosiddetti Panama Papers – con la fuga di notizie da uno studio legale su milioni di documenti riservati relativi a società offshore create nel Paese centroamericano da contribuenti facoltosi di tutto il mondo – Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna si rivolgono al G20 nello sforzo di aumentare ulteriormente la trasparenza del fisco e del relativo scambio di informazioni. E annunciano un’iniziativa-pilota per lo scambio automatico di informazioni sui proprietari di fatto, (in inglese beneficial owner) di società, fondazioni, e altre entità in modo che tali informazioni siano disponibili alle autorità fiscali e alle forze dell’ordine per aiutarle a seguire le tracce del denato usato dai criminali.

I ministri finanziari, in pratica, hanno proposto la creazione di una ‘lista nera’ dei Paesi che non renderanno disponibili i dati relativi alla registrazione delle società. “Le recenti estese fughe di notizie da Panama – hanno scritto i 5 ministri in una lettera inviata al G20 e resa pubblica – mostranol’importanza critica nella lotta contro l’evasione fiscale, lapianificazione fiscale aggressiva, e il riciclaggio di denarosporco sui quali il G20 ha guidato un’azione globale negli ultimi anni”.

Nella lettera ai Paesi del G20 i ministri, George Osborne, Wolfgang Schauble, Michel Sapin, Pier Carlo Padoan e Luis de Guindos Jurado hanno proposto di creare registri transnazionali che identifichino gli effettivi proprietari di società, trust, findazioni e altre entità che fino a oggi sono riusciti a sfuggire alla presa delle amministrazioni fiscali e delle forze dell’ordine. Una misura che in pratica rafforzerebbe le misure già intraprese nell’ambito dell’accordo del 2014 sugli Standard comuni di segnalazione (Crs) con le quali i Paesi firmatari hanno iniziato a condividere informazioni sui attività e conti esteri dei rispettivi connazionali. Ma il sistema, hanno spiegato i ministri, lascia ancora troppo spazio a pubblici ufficiali corrotti e a criminali. “Gli eventi attuali – ha detto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble in una conferenza stampa tenuta insieme agli altri quattro colleghi tra cui il ministro Padoan – dimostrano che identificare gli effettivi proprietari che si nascondono dietro a tali strutture è indispensabile per combattere l’evasione fiscale, il riciclaggio e la finanza illecita”.

“Oggi siamo testimoni – ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – che davanti all’emersione di difetti e buchi regolamentari nei sistemi informazioni che hanno a che fare con il fisco hanno fatto scattare una immediata reazione da parte di Paesi e organizzazioni che stanno istituendo un processo al termine del quale avremo un altro strumento legale per scambiare informazioni che saranno lo strumento per rintracciare le strutture offshore usate dagli evasori fiscali e dai criminali”.

I cinque Paesi hanno minacciato così di creare una nuova lista nera relativa ai Paesi che non coopereranno nel condividere tali informazioni. Nella stessa giornata di giovedì Panama, attraverso la sua vicepresidente Isabel de Saint Malo, ha reso noto di essere pronta a iniziare a lavorare col sistema Crs.

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