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Martedì 5 aprile 2016 - 11:29

Ripresa Eurolandia fiacca a marzo, in Italia frena a minimi 1 anno

Indice Pmi marzo quasi invariato, inferiore a stime preliminari
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Roma, 5 apr. (askanews) – Si rivela meno solida di quanto indicato dalle stime iniziale la ripresa economica dell’area euro, con l’attività delle imprese rimasta sostanzialmente invariata a marzo in base alle indagini tra i responsabili degli approvvigionamenti. E in Italia, il Purchasing managers’ index ha segnato un rallentamento ai minimi da 1 anno a questa parte, con 52,4 punti, secondo la società di ricerche Markit Economics, a fronte di un dato generale di 53,1 punti sull’area euro, dai 53 punti di marzo, mentre nella stima preliminare erano stati indicati 53,7 punti.

In questa indagine i 50 punti rappresentano la soglia di demarcazione tra crescita e contrazione dell’attività. Il lieve incremento di marzo, rileva comunque Markit, è il primo da tre mesi a questa parte. Il quadro di marzo è stato completato oggi con i dati relativi al terziario, che a marzo ha mostrato maggiore debolezza sull’insieme dell’area euro rispetto al manifatturiero.

Guardando all’Italia, con l’indebolimento della crescita dei nuovi ordini, l’attività nelle aziende di servizi ha segnato il tasso più lento di incremento in 13 mesi. L’occupazione, rileva Markit, è aumentata solo marginalmente, con aziende che hanno registrato il calo più netto delle commesse inevase da dicembre 2014. Allo stesso tempo, a causa delle deboli pressioni sui costi e della forte concorrenza, i prezzi di vendita sono diminuiti più rapidamente.

Secondo Phil Smith, economista della società di ricerche “la flessione del Pmi del settore terziario segnala un rallentamento dello slancio di crescita”, a 51,2 punti a marzo dai 53,8 di febbraio. “Aldilà del deludente valore, gli ultimi dati hanno anche evidenziato altri preoccupanti segnali. Il livello delle commesse inevase ha registrato il calo mensile più consistente in oltre un anno, mentre la crescita occupazionale è rallentata fino quasi alla stagnazione con aspettative aziendali indebolite rispetto alle prospettive future”.

“E’ inoltre apparso evidente il calo delle tariffe da parte delle aziende del settore dei servizi – rileva Smith in una nota – nel tentativo di supportare la domanda in un contesto estremamente competitivo, tendenza a cui abbiamo assistito anche dalla lettura degli ultimi dati PMI del manifatturiero, fattori questi che segnalano forze deflazionistiche ad ampio raggio”.

Tornando all’insieme dell’unione valutaria, la crescita più lenta dei nuovi ordini del terziario ha controbilanciato il loro rafforzamento nel settore manifatturiero, e nello stesso tempo, osserva Markit, entrambi i settori hanno registrato livelli occupazionali più deboli. In generale, gli organici sono aumentati al tasso più lento dallo scorso settembre.

La pressione sui prezzi di marzo è rimasta debole. I prezzi di vendita sono diminuiti per il sesto mese consecutivo, riflettendo una crescita più debole della domanda e l’aumento della concorrenza sui prezzi tra le aziende. Allo stesso tempo, i prezzi medi d’acquisto sono calati per il terzo mese consecutivo. La netta contrazione dei prezzi d’acquisto del manifatturiero si è contrapposta al lieve aumento avvenuto nel terziario.

L’andamento dell’indicatore dovrebbe corrispondere ad una crescita del Pil dello 0,3 per cento nel primo trimestre, stima il capo economista Chris Williamson. “La crescita fiacca è il risultato di una domanda debole, unita ad un calo dei prezzi vista la concorrenza tra le aziende a spese dei margini di guadagno. Non è una sorpresa che le assunzioni siano sotto crescente pressione visti gli sforzi dei dettaglianti di contenere i costi”.

“Le speranze puntano su un’economia rinnovata da più risolute iniziative politiche della Bce, e l’incremento dell’ottimismo del settore terziario a cui abbiamo assistito nel corso del mese, suggerisce – conclude Williamson – che le aziende intravedono prospettive future più positive”.

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