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Lunedì 29 febbraio 2016 - 16:55

Argentina, su bond c’è accordo da 4,65 miliardi usd con fondi Usa

Intesa è soggetta all'approvazione del Congresso argentino
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New York, 29 feb. (askanews) – Si avvia a conclusione il drammatico braccio di ferro sul debito argentino che, quasi 15 anni dopo il default da 82 miliardi di dollari del 2001, il maggiore di sempre, ancora era in sospeso. L’Argentina, come ha fatto sapere il mediatore, ha trovato un accordo con i creditori holdout, guidati dall’hedge fund Elliott Management, avevano respinto il piano di ristrutturazione e chiedevano pieno rimborso dei titoli di stato al centro del default.

Lo storico accordo da 4,65 miliardi di dollari è soggetto all’approvazione del Congresso argentino. “E’ un piacere annunciare che la battaglia in corso da 15 anni tra l’Argentina ed Elliot Management, guidato da Paul E. Singer, è ora ben sulla via della risoluzione”, ha detto Daniel Pollack, il mediatore incaricato dal tribunale.

In base all’accordo, l’Argentina pagherebbe a Elliott Management e agli altri fondi che hanno fatto causa all’Argentina un totale di circa 4,653 miliardi di dollari, in modo da archiviare tutte le accuse in tutto il mondo. In particolare, verserebbe ai fondi gestiti da Elliott Management, Aurelius Capital, Davidson Kempner e Bracebridge Capital, il 75% si quanto stabilito dalla sentenza includendo il capitale e gli interessi più una parte delle spese legali.

Come nei precedenti accordi raggiunti tra l’Argentina e i creditori holdout che hanno rifiutato di partecipare alle ristrutturazioni del debito del 2005 e del 2010, l’accordo impone al Paese sudamericano di abrogare due leggi che impediscono questo tipo di patteggiamento.

All’inizio di febbraio c’era già stato un accordo sui tango-bond tra il governo argentino e la task-force Argentina (Tfa) guidata da Nicola Stock per la risoluzione della controversia con gli obbligazionisti retail italiani.

L’ultima intesa negli Usa è una freccia all’arco del nuovo Governo di Mauricio Macri, che sta premendo per un ritorno del Paese sui mercati internazionali e che deve fare i conti con un deficit pari al 5,8% del Pil.

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