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Giovedì 18 febbraio 2016 - 17:08

Il dramma del Venezuela, iperinflazione al 180% e Pil 2015 -5,7%

Dati banca centrale all'indomani di stangata su benzine e cambi
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Roma, 18 feb. (askanews) – Inflazione oltre il 180 per cento e Prodotto interno lordo in caduta del 5,7 per cento: sono le drammatiche cifre chiave dell’economia del Venezuela nel 2015. Che peraltro rischiano di segnare un record negativo solo momentaneo. Perché questi dati, riferiti dalla Banca centrale, giungono all’indomani di misure drastiche annunciate dal presidente Nicolas Maduro, che potrebbero innescare ripercussioni ancora più dure sulle principali voci di una economia già martoriata, se non peggio.

Maduro ha innanzitutto deciso un intervento che segna la rottura sui prezzi del carburante, massicciamente sovvenzionati. La benzina super balza da 1 centesimo di dollaro al litro a 60 cents, ufficialmente l’equivalente di 6 bolivar, con quello che di fatto è un incremento del 6.085 per cento. La benzina normale rincara del 1.328 per cento a 0,1 dollari al litro. Di fatto, per fare un pieno bisognerà ora pagare circa 6 dollari, dai 10 centesimi che bastavano finora.

Contestualmente è stato deciso un intervento sui cambi ufficiali, che sono differenziati a seconda delle categorie di beni, su quelli indicati come di prima necessità da 1 dollaro a 6,3 bolivar si passa a 1 dollaro contro 10 bolivar. Di fatto una svalutazione del 37 per cento in un sol colpo, che pure non basta lontanamente a colmare il gap che esiste con i cambi al nero, dove per 1 dollaro servono ormai poco meno di 1.000 bolivar. Proprio il tracollo della valuta nazionale sui cambi contribuisce enormemente all’iperinflazione di un Paese che importa praticamente tutto ed esporta quasi solo petrolio di cui pure ha enormi riserve.

Un Paese esposto come pochi altri al crollo dei prezzi dell’oro nero. Non a caso Caracas è stata la capitale più attiva dei Paesi Opec nel tentare di convogliare consensi attorno ad una stretta all’offerta che puntellasse i prezzi, che in questi giorni ha portato ad un limitato accordo sul congelamento della produzione ai livelli elevati di gennaio.

In un clima interno tesissimo, la misura più difficile è però quella sulla benzina. Perché è altamente simbolica e perché c’è un precedente ancora vivo nella memoria collettiva venezuelana. Quello delle rivolte sanguinarie del 1989 che si scatenarono proprio a seguito di aumenti dei prezzi delle benzine. Che non a caso sono congelati fin dal 1990. Maduro ha quindi lanciato un appello “alla pace e al rispetto di decisioni necessarie. Ormai – ha detto – bisogna approntare un sistema che garantisca all’eccesso ai carburanti a prezzi giusti”. (con fonte Afp)

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