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Lunedì 25 gennaio 2016 - 16:56

Bulgaria, Camera commercio Italiana: “Delusi, attendiamo riforma”

Montecchi: aziende italiane interessate potrebbero rinunciare
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Roma, 25 gen. (askanews) – Gli investitori stranieri in Bulgaria”sono delusi” dalle mancate riforme, in particolare del sistemagiudiziario, e il perdurante clima di incertezza potrebbe portaretante aziende, anche italiane, a non investire nel Paese. E’ ilparere del presidente della Camera di Commercio Italiana inBulgaria, Mario Montecchi, uno dei firmatari della lettera apertaal premier bulgaro Boyko Borissov.

“Non sono fiducioso – ha dichiarato telefonicamente ad askanews- La mancata riforma del sistema giudiziario impatta oltre chesugli investimenti futuri anche su quelli passati. Ci sono moltiinvestitori italiani che vedono la Bulgaria come un mercatoappetibile per la vicinanza, per i bassi costi di manodopera eperché ha il costo più basso per l’energia elettrica. Ma lamancanza di questa riforma crea incertezza”.

Da questo la decisione di scrivere al governo e al Parlamentouna lettera aperta perché “se non ci sarà una riforma e ilgoverno non dimostrerà la sensibilità necessaria, gli investitorise ne andranno”, ha spiegato Montecchi sottolineando che laBulgaria ha molto da perdere: “Attualmente arrivano piùpensionati che investitori. Sofia, tra il 2014 e il 2020,riceverà 15,8 miliardi di euro di fondi strutturali che, però,senza una riforma, andranno a poche aziende bulgare che godonodei favori di alcune lobby”.

Si tratta di centinaia di milioni di euro di possibiliinvestimenti persi: i fondi strutturali riguardano “progetti eprogrammi operativi a cui diverse aziende italiane potrebberoessere interessate, grandi opere che vincendo le asteinternazionali, farebbero crescere la presenza dell’eccellenzaitaliana in Bulgaria”.

La lettera aperta è stata promossa dalla Camera di commerciobulgaro-svizzera e firmata da Italia, Francia, Olanda, Belgio,Spagna, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. Questi Paesi sonoi maggiori partner commerciali della Bulgaria: il Paeseesteuropeo, nel corso degli ultimi cinque anni, ha visto circa il63% degli Investimenti esteri diretti dai Paesi di appartenenzadelle Camere firmatarie e ha ricevuto oltre 20 miliardi di euronegli ultimi vent’anni. I nove firmatari hanno generatocomplessivamente l’81% degli Ide nel 2014.

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