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Giovedì 14 gennaio 2016 - 15:24

Bce, potenziamento acquisti titoli Stato sarebbe l’ultima spiaggia

E minute rivelano: insufficiente sponda politica al Qe
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Roma, 14 gen. (askanews) – Il mancato rafforzamento degli acquisti mensili di titoli di Stato da parte della Bce riflette il fatto che secondo diversi esponenti del direttorio – presumibilmente i “falchi”, ma forse non solo loro – un provvedimento simile andrebbe lasciato come “risorsa di emergenza nel caso di sviluppi estremamente avversi”, come ad esempio “la deflazione”. Inoltre, all’ultimo Consiglio direttivo è stato fatto anche pesare “l’insufficiente” contributo che la politica economica e le riforme stanno dando agli sforzi messi in campo dalla politica monetaria.

Alla fine quindi, nonostante che prevalessero i favorevoli ad un potenziamento degli stimoli, non si è ritoccato il ritmo mensile del quantitative easing, pari a 60 miliardi di euro, mentre sono stati tagliati i tassi sui depositi assieme ad altri aggiustamenti espansivi sulle misure. Questo è quanto si può desumere da una lettura del lungo resoconto dettagliato dell’ultimo Consiglio, che si è svolto oltre un mese fa, il 3 dicembre 2015, e al termine del quale il presidente Mario Draghi annunciò una serie di provvedimenti che potenziavano il Qe, ma non in misura tale da soddisfare le attese dei mercati. Tanto da innescare pesanti reazioni negative delle Borse.

Da subito era apparso ipotizzabile che la Bce non volesse “sparare tutte le cartucce” rimaste a sua disposizione. E le minute pubblicate ora dall’istituzione confermano in parte queste speculazioni. Il presupposto è che l’inflazione è più debole del previsto e il mandato ufficiale della Bce, che è quello di garantire la “stabilità dei prezzi”, a livello pratico prevede una caro vita vicino al 2 per cento, laddove attualmente è a ridosso di zero.

Secondo il documento, la maggior parte dei banchieri centrali concordava sulla necessità di potenziare gli stimoli. Peraltro rilevando che “i rischi dell’inazione superano quelli implicati dell’agire”. Perché se si fossero ulteriormente indebolite le aspettative del pubblico sull’inflazione si sarebbero potuti “insinuare dubbi sulla determinazione del Consiglio nel portare avanti gli stimoli (ormai avviati-ndr) fino al raggiungimento dell’auspicata dinamica di inflazione”. Quindi sul fatto di intervenire hanno prevalso i favorevoli.

Ma “alcuni esponenti – prosegue il documento – non ravvisavano prove sufficienti a sostegno di una ricalibrazione” degli stimoli. E più in particolare, sempre secondo “alcuni” banchieri centrali – la particolarità delle minute dalla Bce, a differenza di quelle della Fed, è che non indicano chi vota cosa o le tesi che sostiene – “gli acquisti di titoli di Stato, pur considerati legittimi, vengono associati a rischi significativi ed effetti collaterali. E per questo andrebbero tenuti come misura di emergenza in caso di sviluppi estremamente avversi, come la deflazione, e non andrebbero usati per ritoccare le prospettive di inflazione”.

Peraltro, aggiungono le minute “è stato ricordato che a gennaio la decisione di avviare acquisti di titoli di Stato era stata accompagnata da un pressante appello a misure complementari in altri ambiti decisionali”. Il riferimento è alle politiche economiche e alle riforme strutturali, che secondo la Bce devono aiutare a generare un clima di fiducia tale da sostenere domanda e investimenti. “A quanto pare – recitano le minute – finora queste politiche di sostegno non si sono sufficientemente materializzate”.

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