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Mercoledì 13 gennaio 2016 - 11:35

Cina, shopping estero Banca centrale ha chiuso divario cambi yuan

E secondo Ft tassi interbancari Hong Kong tornano a normalità
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Roma, 13 gen. (askanews) – La Cina è apparentemente riuscita a chiudere il differenziale che si era aperto sui tassi di cambio della sua valuta, lo yuan, tra i mercati esteri e i livelli che invece si registravano sul mercato cinese. Lo riporta il Financial Times, spiegando che si sono finalmente calmierati i tassi interbancari in yuan praticati a Hong Kong, che nelle precedenti sedute avevano subito una impennata mentre Pechino, tramite la Banca centrale, stava facendo incetta di yuan all’estero per ridurre il suddetto divario e al tempo stesso mettere sotto pressione le scommesse speculative ribassiste sulla sua moneta, chiamata anche renminbi.

Stamattina i tassi interbancari in yuan nell’ex protettorato britannico sono rientrati all’8,3 per cento, a fronte del valore palesemente fuori scala, il 66,8 per cento toccato ieri. Nel frattempo il dollaro fluttua attorno a 6,5735 yuan, laddove a fine dicembre era inferiore a 6,40 yuan e fino ad inizio agosto 2015 sotto 6,20 dollari.

Il divario sui cambi – tra piazze cinesi e estere – era in buona misura dovuto all’attesa da parte di molti investitori internazionali sulla possibilità che la valuta cinese debba subire ulteriori svalutazioni, oltre a quelle guidate da Pechino prima la scorsa estate poi in questo inizio d’anno. Svalutazioni che hanno contribuito non poco a favorire la volatilità dei mercati. Secondo il Ft ieri il differenziale dei cambi si è richiuso, e successivamente i presunti acquisti di yuan all’estero della Banca centrale cinese si sarebbero fermati.

Le svalutazioni effettuate riflettono diversi fattori di rilievo. Da un lato la Cina potrebbe cercare di contrastare la tendenza al rallentamento della sua economia, la cui pur forte crescita è scesa ai minimi da un quarto di secolo, rendendo più competitive le esportazioni.

Dall’altro deve aggiustare i cambi dello yuan alla situazione reale e reagire al massiccio deflusso di capitali che l’ha investita con il concomitare di questa frenata economica con l’avvio della manovra di rialzo dei tassi di interesse negli Usa, che rende più appetibili le attività in dollari a discapito dei Paesi emergenti.

Queste pressioni hanno fatto sì che nel 2015 la Banca centrale cinese abbia dovuto utilizzare oltre 500 miliardi di dollari di riserve in valuta estera per sostenere lo yuan, di cui oltre 10 miliardi dolo a dicembre. Intanto le Borse della Cina continentale hanno segnato nuove correzioni al ribasso, ma ancora una volta non con quella drammaticità che si era vista ad inizio anno, mentre era entrato in azione un contestato meccanismo di blocco delle contrattazioni poi rapidamente rimosso. Shanghai ha chiuso al meno 2,40 per cento, Shenzhen al meno 3,09 per cento. Hong Kong invece ha siglato un più 1,13 per cento.

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