Header Top
Logo
Lunedì 20 Novembre 2017

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Economia
  • Crédit Suisse: sharing economy popolare ma aggiunge poco al Pil

colonna Sinistra
Mercoledì 18 novembre 2015 - 12:30

Crédit Suisse: sharing economy popolare ma aggiunge poco al Pil

Studio banca cita anche startup italiana Fubles e cooperative
20151118_123009_D6DE5F45

Roma, 18 nov. (askanews) – Costi bassi, comodità, mancanza di intermediari e flessibilità. Sono le armi della seduzione della sharing economy, un fenomeno crescente nell’economia globalizzata che conta marchi e nomi ormai noti al grande pubblico, come i vari servizi di mobilità, da Uber a Car2Go o Enjoy, a quelli di affitto diretto di case vacanze come Airbnb o perfino di ricerca di credito come lending Club. Secondo uno studio di Crédit Suisse la sharing economy ha una forte capacità attrattiva verso i consumatori, e molti esempi possono diventare “modelli di business con alte valutazioni” agli occhi degli investitori, che i giganti industriali potrebbero trovare “difficili da contenere”.

Ma al tempo stesso “la sharing economy pone una serie di interrogativi – avverte la banca – si sa ancora poco sull’impatto che avrà sulla crescita e le implicazioni di lungo termine sul mercato del lavoro. Il concetto che non è stato ancora completamente analizzato dal punto di vista delle norme legali e comportamentali da applicare. E’ un territorio inesplorato”.

Lo studio, di 60 pagine, cita esempi concreti anche in Italia. Sull’attualità, con la startup come Fubles, che consente agli sportivi di trovare partite in cui impegnarsi, nata nel 2007 ed esplosa negli ultimi anni tanto da annoverare oggi oltre mezzo milione di iscritti. Ma anche sul passato, visto che Crédit Suisse guarda al movimento delle cooperative nella penisola, già a partire dall’800, come una sorta di precursore della sharing economy.

Ad ogni modo, secondo gli esperti della banca al momento la sharing economy assicura un contributo solo “ridotto” al Pil, “perché la condivisione spesso comporta dei pagamenti modesti”. Per esempio “offrire a uno studente un alloggio gratuito per una notte o un passaggio gratuito può essere una buona cosa e ridurre le emissioni di CO2, ma può potenzialmente portare a una riduzione del Pil, perché in altre circostanze lo studente avrebbe avuto bisogno di prendere una camera in un hotel e di viaggiare col treno. L’impatto indiretto sul Pil può, comunque, essere positivo, perché la sharing economy incoraggia le persone a viaggiare di più e permette di spendere i soldi risparmiati per altri scopi”.

Vi sono poi aspetti insidiosi, su un fenomeno che è stato fortemente contrastato specialmente in alcuni settori. E’ risaputa la campagna che le associazioni di tassisti di mezzo mondo conducono contro Uber, il servizio di reperimento di auto a nolo con conducente tramite smartphone. “I critici controbattono che la sharing economy non tiene conto di regimi di regolamentazione e contributivi, ottenendo così un vantaggio competitivo sleale nei confronti dei tradizionali fornitori dei servizi. Vengono messe sotto accusa anche le tariffe ridotte rispetto all’epoca precedente la sharing economy per quanto riguarda i servizi a pagamento”.

D’altra parte questa nuova realtà ha consentito di “sviluppare nuovi mercati di massa, per esempio nel caso dell’affitto della propria casa per le vacanze, o i prestiti peer-to-peer, con minori costi di intermediazione”.

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
[an error occurred while processing this directive]
Torna su