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Martedì 20 ottobre 2015 - 18:05

Micossi: con euro più corruzione e meno produttività nei “Piigs”

E resta alta disoccupazione che al centro si è normalizzata
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Roma, 20 ott. (askanews) – L’euro ha paradossalmente finito per favorire un aumento della corruzione e un calo della produttività nei Paesi periferici, i “Piigs”, l’acronimo inglese, chiaramente dispregiativo, che raggruppa Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna. E’ l’amara tesi sostenuta da Stefano Micossi, direttore generale di Assonime e componente di Cdp, durante il convegno a Roma sul libro “Eurozona: come tornare a crescere?” di Alberto Majocchi.

La valuta unica era stata concepita, dai suoi ideatori, come potenziale fulcro di crescita e produttività. Invece nei Piigs, o “i porcellini”, come preferisce chiamarli Micossi, “con l’euro si è andati a finire in un lassismo di bilancio che ha portato ad un accumulo stabile di debiti andati a finanziare spesa cattiva. La produttività è precipitata e intanto è peggiorata la qualità delle istituzioni e la corruzione”.

Come se non bastasse, ora che la crisi sembra alle spalle, sempre i “i porcellini” mostrano un divario forse ancor più stridente rispetto ai Paesi centrali dell’area valutaria: questi ultimi sono riusciti a ricondurre la disoccupazione vicina ai “livelli fisiologici”, nei Paesi della periferia invece resta elevatissima. “Lo si vede sempre più chiaramente”, ha detto l’economista durante l’incontro organizzato dallo Iai, Istituto Affari Internazionali.

E a differenza di quanto suggerisce Majocchi – che nel suo libro chiede un piano di rilancio europeo basato su un fondo di investimenti gestito da una nuova istituzione intermedia, un primo passo verso un Tesoro europeo – secondo Micossi “questa storia non si affronta e non si risolverà né con un bilancio comune, né con un aumento dei deficit”. Inutile quindi anche allentare le manovre di risanamento dei conti.

Certo, “se riuscissimo a investire l’1 oper cento del Pil in cose buone aiuterebbe”. Ma allo stato attuale “non è per nulla facile”. Secondo Micossi l’unica è “rimettere al centro il problema della qualità delle istituzioni di governo”.

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