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Lunedì 14 settembre 2015 - 17:07

Sale incertezza su mosse Fed, falchi e colombe vanno alla conta

Frenata Cina e lavoro Usa sollevano dubbi su stretta tassi
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Roma, 14 set. (askanews) – Ancora 48 ore per conoscere come la Federal Reserve scioglierà il nodo sui tassi di interesse.Mercati finanziari e investitori attendono con qualche fibrillazione le decisioni del Fomc sulla politica monetaria dopo due mesi di indicazioni altalenanti. Fino all’esplosione della bolla azionaria a Shanghai, era scontato un ritocco dei tassi americani. L’avvio della normalizzazione dei tassi dopo sette anni. Ma la crisi del mercato azionario cinese, la svalutazione dello yuan da parte di Pechino, i segnali di affaticamento del mercato del lavoro degli Stati Uniti hanno gettato più di un’ombra su quelle che apparivano come granitiche certezze: l’economia americana è solida ed è arrivato il tempo di normalizzare la politica monetaria.

William McChesney Martin è stato presidente della Fed dal 1951 al 1969 ed è passato alla storia una sua celebre frase. “Il compito del banchiere centrale è quello di portare via la ciotola del punch appena la festa inizia a scaldarsi”. Il numero uno della Fed, Janet Yellen, e gli altri membri con diritto di voto del Fomc, il braccio operativo sulla politica monetaria del Federal Reserve Systems, devono interpretare e leggere i dati che arrivano dall’economia reale. La questione appare piuttosto ingarbugliata. Il Pil americano ha accelerato con decisione nel secondo trimestre dell’anno ma il mercato del lavoro sembra aver perduto slancio e i redditi registrano tassi di crescita modesti. E poi le turbolenze che arrivano dalla Cina e dal Brasile. Insomma il party non è così caldo da consigliare di togliere gli alcolici.

Ma oltre alla questione del merito, all’appuntamento della riunione della Fed si arriva anche con qualche agitazione sul metodo. Mentre la Yellen da oltre un mese è nel più assoluto riserbo, gli altri componenti del board hanno parlato in abbondanza con il risultato di rendere poco prevedibile la linea politica della Fed. Il consueto confronto tra falchi e colombe ha amplificato l’incertezza. Il falco Bullard è schierato per un rialzo dei tassi dopo sette anni al minimo storico, la colomba Kocherlakota vuole che la politica accomodante prosegua. Tra i falchi anche Loretta Mester e Jeffrey Lacker mentre tra le colombe vanno inseriti il presidente della Fed di Boston Eric Rosengren e William Dudley, presidente della Fed di New York.

E’ probabile che i responsabili della politica monetaria americana stiano guardando anche a quello che avvenne nel 2004.Più che la data di inizio per il rialzo dei tassi è importante il ritmo per normalizzarli. Nel 2004 la Fed di Alan Greenspan iniziò ad alzare i tassi in modo troppo lento e timido gettando le basi per la bolla dei subprime.

Un invito a non alzare i tassi è arrivato anche dalla Banca Mondiale e da Fmi. Ma più che il livello dei tassi a preoccupare è l’incertezza. Dalle economie emergenti è arrivato un messaggio molto chiaro: meglio un aumento dei tassi rispetto al protrarsi di un’incertezza destabilizzante. Anche tra gli economisti prevale l’incertezza. Dall’ultimo sondaggio del Wall Street Journal emerge che solo il 46% degli esperti intervistati prevede un rialzo dei tassi, mentre a inizio agosto la percentuale era dell’82%.

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