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Mercoledì 15 luglio 2015 - 15:32

Il caso Grecia torna sul tavolo della Bce, domani direttorio

Infranto da ministri tabù irreversibilità euro. Alle 14.30 Draghi
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Roma, 15 lug. (askanews) – Il caso Grecia torna sul tavolo del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, dalle cui decisioni di fatto dipende la riapertura delle banche elleniche e la possibilità di rimuovere, o forse più ragionevolmente di ammorbidire le restrizioni imposte ai movimenti di capitali. Da stasera i governatori delle Banche centrali dell’area euro si riuniranno a Francoforte, per la cena che tradizionalmente precede il Consiglio che, ora ogni sei settimane circa, è chiamato a fare il punto e prendere eventuali decisioni di politica monetaria.

In realtà nessuno si attende nulla sui tassi di interesse, praticamente azzerati dal settembre dello scorso anno nell’area euro contro l’inflazione minacciosamente bassa. La questione più pressante resta quella greca e in particolare il canale di finanziamento di emergenza “Ela” che dal febbraio scorso, quando la situazione è ulteriormente peggiorata, la Bce ha allestito a favore delle sue banche, mentre le tagliava fuori dai canali di finanziamento ordinari.

Il Board dovrà decidere se lasciare aperto questo canale ed eventualmente se aumentare la sua soglia, ferma a 89 miliardi di euro dallo scorso 26 giugno. Rilevante è che questa riunione si svolgerà dopo che Atene avrà fatto i suoi “compiti”. La riunione si svolgerà quando il parlamento greco avrà completato le votazioni sui provvedimenti che l’Ue ha preteso venissero varati subito prima di avviare il negoziato su un nuovo piano di aiuti.Questo passo, se chiuso positivamente, potrebbe forse ammorbidire anche la decisione di Francoforte, ma non è scontato.

La Bce annuncerà le sue decisioni sui tassi alle 13.45, ma eventuali delibere riguardanti la Grecia dovrebbero essere comunicate con altre modalità. Probabilmente nella consueta conferenza stampa esplicativa del presidente Mario Draghi, alle 14.30.

E il tema dell’Ela non è l’unico, sul caso Grecia, sul quale il presidente sarà chiamato a rispondere.E’ infatti altamente probabile che venga messo di fronte alla contraddizione di una Bce che per anni, spalleggiata dalla Commissione europea e da molti Paesi, ha declamato “l’irreversibilità” dell’euro. E poi un Eurogruppo dei ministri delle Finanze che al dunque, su impulso del tedesco Wolfgang Schaeuble, ha proposto a capi di Stato e di governo un documento in cui si ipotizzava l’uscita della Grecia dall’euro, seppure temporanea.

E dopo che lo stesso presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, al termine dell’Eurosummit dello scorso 7 luglio, aveva rivelato che l’Ue aveva pronto “un piano dettagliato” sulla Grexit. Insomma, è stato infranto un tabù che ora rischia di lasciare cicatrici, se non di minare l’integrità dell’edificio Eurolandia, che resta da completare.

Infine, se sui tassi non sono attese variazioni, Draghi potrebbe esser chiamato a fornire dettagli sulle ipotetiche contromisure che la Bce potrebbe lanciare negli scenari più apocalittici, che ancora non si possono escludere anche se l’intesa al vertice di domenica scorso ha attenuato i rischi di Grexit. In particolare un eventuale rafforzamento del programma di acquisti di titoli, da 60 miliardi di euro al mese, per contrastare ricadute negative sulle emissioni di altri Paesi. Oggi la Commissione ha pubblicato un documento che aveva preparato per i ministri, in cui si avverte che in assenza di un piano di aiuti si andrebbe al “collasso” delle banche e all’insolvenza dello Stato. Con ripercussioni per l’intera unione monetaria.

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