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Domenica 12 luglio 2015 - 20:32

Grecia, la vendetta dei falchi nella bozza dell’Eurogruppo

Ipotesi Grexit, ritorno Troika e 3 giorni per approvare tutto
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Roma, 12 lug. (askanews) – Dalla gloria festante del referendum sul “no” all’austerità imposta dall’esterno, la Grecia si trova ora a passare per le forche caudine dei diktat dell’Eurogruppo, al quale chiede un nuovo piano di aiuti. La bozza di documento sfornata dai ministri delle Finanze – e girata al vertice dei capi di Stato e di governo, dopo che a livello di ministri non si è riusciti a chiudere un accordo completo – mostra quanto sia pesante il sovrapprezzo che Atene deve pagare per la sua recente rottura.

Questo documento, o bozza di documento, mette nero su bianco innanzitutto (anche se esattamente alla fine del testo) quello che fino a poco tempo fa era considerato un tabù assoluto: l’ipotesi di uscita della Grecia dall’euro, seppure su base temporanea. Una frase messa per ultima e tra parentesi quadre, a indicare disaccordo tra i ministri su questo punto, ma che ricalca quasi integralmente un altro documento che ieri era stato fatti circolare dal “falco” tedesco, il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble.

Una idea, quella di fare uscire i greci dall’euro (sebbene come eventualità nel caso di un mancato accordo) che contrasta in maniera stridente con quel principio di “irreversibilità” dell’euro declamato per mesi sia dal presidente della Bce Mario Draghi, sia dalla Commissione europea. Almeno in questa bozza, l’euro non è più considerato irreversibile.

Alterattanto simbolica, e umiliante per il governo Syriza guidato da Alexis Tsipras è la richiesta di “normalizzare” il lavoro con “le istituzioni” ovvero Commissione europea, Bce e Fmi. In pratica si tratta di ripristinare la Troika. Non solo, sempre tra parentesi quadre si chiede al governo di fare passi indietro su tutti i provvedimenti presi finora senza il consenso della Troika.

Intanto il “conto” teorico di questo piano di aiuti continua a lievitare. Sempre secondo questa bozza, il fabbisogno di finanziamento greco sui prossimi tre anni si aggira tra 82 e 86 miliari di euro. Di cui tra 10 e 25 miliardi solo per ricapitalizare le banche prosciugate dalla fuga di capitali e depositi degli ultimi 5 mesi.

Altra mortificazione della Grecia, è l’inserimento (e anche qui fra parentesi quadre) di un’altra proposta controversa elaborata da Schaeuble: la richiesta di conferire beni da alienare per ben 50 miliardi di euro (molti dubitano che la Grecia disponga di beni alienabili per questa portata) ad un fondo di riscatto del debito separato, gestito sì dai greci ma sotto la supervisione delle istituzioni Ue.

Infine, ad Atene vengono concessi materialmente tre giorni (3) per attuare l’impegno che ha assunto di approvare, anche a livello parlamentare, almeno una parte della riforma delle pensioni, la riforma delle aliquote Iva e la riforma del codice di procedura civile. Il tutto come precondizioni vincolanti per poter avviare un negoziato su un terzo piano di aiuti elargiti dall’Esm, il fondo salva Stati dell’eurozona. Il che non significa nemmeno che il piano di aiuti verrà concesso, ma appunto semplicemente che si aprirà una trattativa su questo piano.

Insomma, quasi un elenco di “penitenze” ben più pesanti di quello che si prevedeva nel documento che gli stessi greci hanno bocciato con il recente referendum. E che ora è veramente una offerta prendere o lasciare. Con aggiunto: “lasciare anche l’euro”. E dopo tutta la spavalderia delle passate settimane, finora la Grecia sembra aver accolto senza troppe proteste questi diktat.

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