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Lunedì 15 giugno 2015 - 14:06

Cina pronta a lanciare il suo “anti Uber” in Borsa

Alibaba e Tencent puntano a Ipo da 1,5 mld della holding Xiaoju
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Pechino, 15 giu. (askanews) – La Cina si prepara a lanciare in Borsa la sua versione di Uber, da cui conta di raccogliere fino a 1,5 miliardi di dollari tramite una offerta pubblica di vendita di una quota di capitale. Secondo quanto riporta Bloomberg, la holding Xiaoju Kuaizhi, che controlla le app Didi e Kuadi, dominanti sul mercato cinese in questo particolare segmento, verrà offerta alla sottoscrizione di investitori nuovi e vecchi dalle due società che la controllano, Alibaba, il gigante cinese delle vendite online, e Tencent, società cinese di intrattenimento e servizi internet.

L’operazione dovrebbe valorizzare l’intero capitale della holding tra 12 e 15 miliardi di dollari, mentre la stessa Uber sta registrando una crescita galoppante sul mercato cinese, dove le app per la prenotazione via smartphone di vetture con conducente risultano favorite anche dalla scarsa reputazione di cui generalmente godono i taxi tradizionali.

Anche in Cina tuttavia la diffusione di questi sistemi incontra ostacoli. Negli ultimi giorni si sono verificati scioperi e proteste dei tassisti in città come Shenyang, Jinan e Nanjing, in varie zone del gigantesco Paese. E diverse anmministrazioni locali stanno approntando regolamentazioni che limitino l’effettivo utilizzo di queste app, ad esempio prevedendo delle restrizioni sulle ore a maggior traffico o vietando l’utilizzo di auto prive dei requisiti di sicurezza necessari.

Intanto però il fenomeno sembra dilagare nel Dragone. La Kuaidi Dache, società che ha sede a Hangzhou, afferma di avere 200 milioni di utenti in 300 città cinesi. Mentre Uber ha riportato al financial times di aver raddoppiato il numero di corse giornaliere a quasi 1 milione quest’anno, e di contare di investire oltre 1 miliardo di dollari in Cina sul 2015.

A fronte di questa sfida la Cina ha elaborato una sua versione “locale” con cui competere, come del resto ha sistematicamente fatto in settori simili, dalla ricerche su internet alle vendite online (proprio con Alibaba). Mostrando una strategia diversa da quella dell’Ue che invece mantiene un atteggiamento passivo su questi nuovi settori, semmai limitandosi a sollevare questioni antitrust ma senza creare dei competitor europei, come all’opposto fece decenni or sono sul settore aeronautico con Airbus. (con fonte Afp)

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