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Martedì 9 giugno 2015 - 18:55

Grecia, Giavazzi: “Vogliono restare poveri, lasciamoli andare”

Articolo sul FT: prestiti non verranno mai restituiti
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Roma, 9 giu. (askanews) – Eurolandia deve rassegnarsi: i 400 miliardi prestati alla Grecia “non verranno mai restituiti”. Perché “ormai è evidente che i greci non hanno nessuna voglia di modernizzare la loro società. Hanno scelto la povertà. E bisogna lasciarli andare per la loro strada”. E’ il giudizio “tranchant” di Francesco Giavazzi, con un editoriale sul Financial Times in decisa controtendenza rispetto alla tendenza generale a sollecitare una intesa che consenta di sbloccare nuovi aiuti al Paese.

Sono più di cinque anni che il caso Grecia è stato in cima all’agenda comunitaria. Ma si tratta di una economia che vale l’1,8 per cento del Pil dell’area euro. “Sarebbe interessante – osserva l’economista bocconiano – calcolare quante ore gli ha dedicato la cancelliera Angela Merkel” piuttosto che occuparsi di tematiche di portata planetaria, come le trasformazioni di Paesi come Cina e India, o la minaccia dell’Isis. “Come se nei passati cinque anni nell’agenda del presidente Usa Barack Obama ci fosse stato poco altro a parte il Tennesee. E’ esattamente quello che è accaduto in Europa”.

Basta così, afferma Giavazzi. “Quel che è fatto è fatto. Non sta all’Europa imporre riforme alla Grecia. In cinque anni di negoziati praticamente l’unico risultato è stata una piccola riduzione del ridondante settore pubblico che peraltro è stata invertita dal governo Syriza”. E la popolarità di cui il movimento guidato da Alexis Tsipras continua a godere, dopo sei mesi di assenza di risultati, “significa che i greci vogliono restare un Paese a basso reddito procapite, la metà dell’Irlanda, meno della Slovenia. Basta garanzie Ue: l’unico modo per la Grecia di raccogliere fondi deve essere convincere i mercati a prestarglieli”.

Tanto tenere la Grecia nell’euro non servirebbe a tutelare i crediti nei suoi confronti: “ormai sono persi. Né ci sono rischi di contagio: grazie alle azioni della Bce – conclude Giavazzi – oggi l’Unione monetaria è sufficientemente resistente da reggere ad una sua fuoriuscita”.

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