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Martedì 21 aprile 2015 - 16:59

Grecia, “il buono, il brutto e il cattivo” di Syriza secondo FT

Dal "nemico del capitalismo" a quello che vuole chiudere carceri
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Roma, 21 apr. (askanews) – Un matematico e filosofo che da ministro della Cultura “vuole riportare l’università della Grecia agli anni ’70”. Come ministro delle attività produttive, invece, “un nemico giurato del capitalismo”. Dulcis in fundo, a fare da ministro dell’Interno un avvocato “attivista” delle proteste di piazza che, quando vi partecipava (non molto tempo fa) non esitava a scontrarsi con la polizia. Questo il trio di esponenti chiave di Syriza che, con toni apertamente critici, il Financial Times afferma avere un ruolo chiave nel governo guidato da Alexis Tsipras.

Se fuori dalla Grecia la maggior parte degli osservatori ha familiarità con Tsipras o con il ministro delle finanze Yanis Varoufakis, in realtà secondo il Ft “dietro le quinte sono questi esponenti fortemente ideologizzati” a spingere il Paese sempre più verso una sinistra massimalista.

Il primo è il ministro di Ripresa, energia e ambiente, Panayotis Lafazanis, per 30 anni esponente di quello che il quotidiano finanziario britannico chiama “il partito comunista stalinista greco”, fino al suo ingresso in Syriza. Un “nemico acerrimo del capitalismo”. E a poche ore dalla nomina è stato lui a bloccare o cancellare del tutto diverse privatizzazioni chiave.

Poi c’è Nikos Voutsis, ministro dell’Interno e della ricostruzione amministrativa. Non più di due anni fa “è stato ripreso in mezzo ad una folla di manifestanti che si scontrava con le forze dell’ordine in assetto antisommossa di fronte alla sede della tv pubblica”. Viene criticato per diversi provvedimenti, il più temuto è il progetto di chiudere le carceri di massima sicurezza e di concedere gli arresti domiciliari anche ai condannati all’ergastolo per i reati più gravi, come i terroristi.

Infine Aristides Baltas, un rispettato accademico del politecnico di Atene. Che però appena nominato ministro della Cultura “ha sconvolto gli insegnanti affermando che l’educazione in Grecia non deve ispirarsi all’eccellenza”, perché si tratta di una “distorsione” dei suoi scopi.

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