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Martedì 10 febbraio 2015 - 18:54

Grecia all’Eurogruppo con piano in 10 punti, mercati ci sperano

Atene vola, quasi +8%.Ma Schaeuble duro: non negoziamo nuovo piano
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Roma, 10 feb. (askanews) – Si avvicina il momento in cui la Grecia dovrà “scoprire le carte” e formalizzare una proposta agli altri paesi di Eurolandia, su come affrontare il nodo di un debito che ritiene “insostenibile”. Il governo guidato da Alexis Tsipras sta elaborando un piano in 10 punti, su cui ha chiesto la collaborazione dell’Ocse, e domani il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis sarà a Bruxelles dove dovrebbe iniziare a delinearlo all’Eurogruppo straordinario, che precede il vertice dei capi di Stato e di governo di giovedì e venerdì.

Dato che a breve giro c’è un altro Eurogruppo, calendarizzato da tempo per lunedì 16, di fatto potrebbe aprirsi una fase di diversi giorni di trattative serrate.

Per l’immediato l’obiettivo di Atene è ottenere liquidità in grado di coprire il fabbisogno dei prossimi mesi, in modo da poter negoziare con una certa calma un accordo più ampio. Proprio Varoufakis aveva ipotizzato un “prestito ponte”, sostanzialmente incondizionato. L’idea è stata già scartata dal presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, secondo cui l’unica strada percorribile è una proroga al meccanismo di aiuti che scadrà a fine mese, ovviamente a patto che la Grecia rispetti le condizioni da esso previste.

Su questo però è Atene ad avere pregiudizi. Rifiuta di portare avanti circa un terzo dei provvedimenti previsti, che ha definito “barbarie” imposte dalla Troika Ue-Bce-Fmi, e pretende margini di bilancio per fermare quella che ritiene una “crisi umanitaria interna”. Secondo quanto riferito da fonti governative, la Grecia è invece pronta a portare avanti il rimanente 70 per cento di riforme previste dall’attuale piano di correzione.

In termini concreti vuole un sostanziale ridimensionamento dell’obiettivo di surplus primario di bilancio (la differenza tra entrate e uscite prima di pagare gli interessi sul debito), a 1-1,5 punti di Pil a fronte dei circa 4,5 punti previsti dal programma imposto dalla troika. Inoltre vuole uno “scambio” dei vecchio obblighi di pagamento verso Ue e Fmi con qualcosa di più leggero.

Il problema chiave è su quale tipo di alleggerimento. Da una parte Syriza ha ripetutamente affermato di puntare ad un consistente taglio del debito totale, che un consulente esterno del governo, il banchiere d’affari francese Matthieu Pigasse di Lazard, ha quantificato in 100 miliardi di euro. Dall’altra i Paesi creditori non vogliono nemmeno sentir parlare di ipotesi simili. Si può agire su scadenze dei pagamenti, già comunque molto lunghe, e sui tassi di interesse, già molto bassi: ma nulla che riduca la mole del debito e che quindi implichi perdite a carico dei creditori.

In maniera nemmeno tanto velata, la Germania tramite diversi esponenti ha fatto sapere che in scenari simili allora la Grecia farebbe meglio a uscire dell’euro. Il duro confronto a distanza dei giorni passati ha portato ad un altalenarsi di allarmismi e fiducia sui mercati, sulla possibilità di un compromesso. Oggi prevale nuovamente l’ottimismo con la Borsa di Atene rimbalzata del 7,98 per cento, a fronte del meno 5,75 per cento della seduta precedente, e i rendimenti sui titoli di Stato ellenici in attenuazione, di nuovo sotto l’11 per cento sulla scadenza decennale.

Resta il fatto che questo compromesso dovrà essere politicamente vendibile per entrambe le parti. A più riprese Varoufakis ha affermato che servirà qualcosa “confezionato in modo che il governo tedesco possa venderlo” a Parlamento e opinione pubblica. Resta però da vedere se non sarà invece Syriza a doversi rassegnare a qualcosa di questo tipo. Eloquentemente il suo omologo tedesco Wolfgang Schaeuble oggi ha stroncato come “false” le ricostruzioni di stampa secondo cui si starebbe negoziando un nuovo accordo. “Non stiamo negoziando nessun nuovo programma – ha detto -. Abbiamo già un programma”. Domani si farà solo una verifica sulla sua attuazione. In particolare era circolata l’ipotesi di una intesa per dare sei mesi di tempo “supplementare” alla Grecia.

Intanto a soffiare sull’allarmismo c’è sempre la Gran Bretagna. “Aumentano i rischi di passi falsi o di calcoli sbagliati che possono portare a esiti molto negativi”, ha affermato il ministro delle Finanze George Osborne. Un atteggiamento che però sembra legato anche ad esigenze elettorali interne. L’esecutivo conservatore sta studiando la possibilità di anticipare al prossimo anno un referendum sulla partecipazione all’Unione europea, nel caso di una vittoria alle elezioni del prossimo maggio.

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