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Giovedì 22 gennaio 2015 - 11:37

Fari mercati puntati su piano Draghi acquisti Bce titoli Stato

Atteso annuncio alle 14.30, ultime ipotesi dicono 50 mld al mese
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Roma, 22 gen. (askanews) – I mercati di tutto il mondo stanno puntando le antenne su Francoforte, dove da stamattina il Consiglio direttivo della Bce discute il varo di un ampio piano di acquisti di titoli di Stato. Un quantitative easing, ormai dato per scontato dagli analisti, con cui scongiurare i crescenti rischi di deflazione. Le incognite riguardano il “come” e soprattutto il “quanto” l’istituzione intenda mobilitare. Tutta l’attenzione si concentrerà sulla consueta conferenza stampa esplicativa del presidente Mario Draghi, alle 14 e 30. Non sono invece attese novità dall’annuncio sui tassi di interesse, alle 13 e 45, dato che sono già praticamente a zero.

Le ultime indiscrezioni di stampa riportano una manovra progressiva, una sorta di “bazooka a rate” da 50 miliardi al mese, che proseguirebbe almeno un anno in modo da raggiungere un ammontare complessivo da oltre 500-600 miliardi di euro. Non è chiaro se la cifra includa o meno gli acquisti già previsti su diversi titoli finanziari emessi da privati, prestiti bancari cartolarizzati e obbligazioni garantite (Abs e covered bond).Nel secondo caso l’ammontare della manovra potrebbe aumentare di circa 200-300 miliardi. Resta però una soglia che era stata precedentemente indicata da Draghi: la volontà di riportare il bilancio Bce ai livelli di marzo 2012, circa 1.000 miliardi in più rispetto ai valori attuali.

Un altro punto problematico è sull’ipotesi di superare alcune resistenze nel direttorio tramite la previsione di far ricadere i titoli di stato acquistati sui bilanci delle banche centrali nazionali. E in questo modo evitare una condivisione dei rischi. Alcuni hanno criticato questa idea affermando che sarebbe sancire un divorzio nell’area euro. Altri però, sul versante opposto, quello dei “falchi” intransigenti che sono a priori ostili al Qe, lamentando “l’azardo morale” che ci sarebbe se tutti i cittadini dell’area si esponessero ai rischi contratti dai singoli paesi indebitandosi, magari eccessivamente.

Intanto la Bce deve anche fare i conti con il crollo del petrolio, che minaccia di accentuare i pericoli di deflazione (fenomeno ritenuto molto insidisoso e perfino più difficile da battere dell’inflazione), e all’opposto con i cali dell’euro che invece tendono a favorire un aumento dell’inflazione importata. In attesa degli annunci di Francoforte l’euro segna un marginale aumento a 1,1614 dollari, mentre le Borse fluttuano attorno alla parità.

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