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Martedì 20 gennaio 2015 - 18:16

Euro debole in attesa Bce,polemiche su “nazionalizzare” rischi Qe

Orphanides:sarebbe divorzio,e Germania ha "condiviso" rosso Lehman
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Roma, 20 gen. (askanews) – L’euro resta indebolito ai minimi da 11 anni a questa parte, mentre i mercati si mantengono in “stand-by” in attesa di conoscere le esatte caratteristiche del piano di acquisti di titoli di Stato della Bce, ormai dato per certo. La decisione e i dettagli sul “Quantitative Easing” targato Francoforte sono attesi dopo il Consiglio direttivo che si terrà giovedì 22 gennaio. Le indiscrezioni degli ultimi giorni hanno segnato un marginale aumento sulla mole prevista per l’intervento previsto: 550 miliardi di euro invece di 500 miliardi.

Un ammontare che secondo diversi osservatori potrebbe non bastare. Ma non è scontato che l’istituzione si “inchiodi” ad una cifra prestabilita. L’esigenza di procedere ad un allentamento quantitativo è legata alla necessità di contrastare i rischi di deflazione e alla volontà di far riaumentare rapidamente il bilancio dell’istituzione, riportandolo ai picchi di marzo 2012 che significa circa 1.000 miliardi in più rispetto ai valori attuali.

Forse anche più problematica è l’ipotesi di superare alcune resistenze in seno al direttorio facendo ricadere sui bilanci delle banche centrali nazionali i rispettivi titoli di Stato. Su questo un duro monito è arrivato dell’ex componente del direttorio Athanasios Orphanides: procedere così, senza condivisione dei rischi come si è sempre fatto segnerebbe il “divorzio” nell’Unione monetaria. Un “divorzio di velluto”, lo ha definito l’ex governatore della banca centrale di Cipro e ex consulente della Federal Reserve, in riferimento alla “rivoluzione di velluto”, quella che portò alla divisione non violenta della Cecoslovacchia in due Stati distinti.

Non solo, “se venisse accettato il principio che il modus operandi dell’area euro è quello di evitare problemi con la Germania, e che le azioni della Bce sono vincolate a quello che sta meglio alla Germania – ha detto in una intervista al Financial Times – tutto questo sarebbe incoerente e violerebbe i trattati europei”.

Le obiezioni di Orphanides, che ora insegna economia al Massachussets Institute of Technology sono accuratamente argomentate. Finora la Bce ha sempre osservato il principio della condivisione dei rischi, in base alle quote di capitale degli Stati membri. Soprattutto “nessuno ha obiettato nulla e tutti hanno pagato” quando questo risultò favorevole alla Germania: quando a seguito del crack di Lehman Brothers vi furono perdite sui titoli che la Bundesbank tedesca e la Banca del Lussemburgo avevano accettato come garanzie.

L’altro punto problematico è nella mole dell’intervento. Perché le cifre circolate sul finale d’anno, circa 500 miliardi di euro, sono state viste con scetticismo dagli analisti, generalmente ritenute insufficienti. Più di recente, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha chiarito che la manovra potrebbe superare le attese. Secondo Orphanides ormai servono almeno duemila miliardi. Su tutti questi punti sarà chiamato a fare chiarezza il presidente Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa al termine del primo direttorio operativo del 2015.

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