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Venerdì 10 gennaio 2020 - 13:35

Cip di Brunori Sas: “racconto poetico del fanciullino che è in me”

Il disco del cantautore calabrese, in tour da marzo nei palazzetti
Cip di Brunori Sas: “racconto poetico del fanciullino che è in me”

Milano, 10 gen. (askanews) – Abbandona i grandi temi universali per concentrarsi più sul particolare, passando dagli uomini all’uomo. Nell’ultimo lavoro di Dario Brunori, Cip, le undici canzoni sono un percorso all’interno delle opposizioni della natura umana, nelle complicazioni della vita adulta, tra i sentimenti di una coppia consolidata e lo sguardo interrogativo di un bambino sul futuro che non vedrà. Lo fa con la leggerezza alla Calvino, destreggiandosi tra le parole con la maestria di un poeta, che questa volta, a tre anni di distanza da A casa tutto bene, appare più sentimentale e meno cerebrale, spostato più sul sentire che sul pensare.

“Questo disco sicuramente è un racconto più poetico nell’accezione della poesia fanciullina, pascoliana – ha detto ad askanews Dario Brunori, alias Brunori Sas – volevo fa cantare il mio fanciullino quindi sia il titolo, che la rappresentazione, che la musica che lo spirito dell’album ha a che fare con quello: è come se fosse lo sguardo di un ragazzino di 11-12 anni, che forse mi porto dentro, che cerca di interrogarsi su alcune tematiche fondamentali”.

Il titolo Cip, con il pettirosso di Robert Figlia ritratto in copertina, non lascia volutamente intendere quali saranno gli approdi del disco, prodotto dallo stesso Brunori con Taketo Gohara e registrato tra la Calabria e Milano. “Il connotato che mi interessa di più comunicare è proprio l’idea del canto, di come in questo album mi sia concentrato molto su come canto alcune cose – ci ha detto – Ho capito col tempo che le voci che mi piacciono, mi piacciono sia perché dicono delle cose che mi muovono al sentimento, alla commozione, ma anche perchè la voce a volte dice più di quel che dice, quindi in questo disco ho cercato di dire più di quel che dico”.

All’interno di Cip c’è una certa idea di sintesi che Brunori ha portato avanti anche nella selezione delle canzoni, undici delle tredici inizialmente scritte, e che è figlia di un tempo che predilige la varietà alla profondità a cui, lui non rinuncia. “Anche io mi sento figlio di questo tempo che predilige la varietà alla profondità – osserva il cantautore calabrese – però allo stesso tempo sono cresciuto con l’amore per l’approfondimento per cui cerco sempre di più di scrivere in maniera rapida cercando la profondità, magari anche solo con un tuffo rapido. La sintesi in questo senso è legata un po’ alla forma canzone e poi è legata alla necessità di entrare in un contesto in cui la velocità e la rapidità sono il valore principale: viviamo in un’epoca in cui se non convinci nei primi 10 secondi, le persone hanno altri 123mila input da seguire allora se vuoi dire qualche cosa, e io voglio dirla, sicuramente mi devo fare questa domanda, non mi deve costringere ma me la devo fare”.

Col brano di apertura, Il mondo si divide, una sorta di manifesto, il cantautore calabrese si interroga sulle opposizioni intrinseche alla condizione umana: dividere le cose, per lui, è un gioco della mente, il mondo si divide inutilmente: “La cosa bella di scrivere così apertamente è che ognuno ci può rivedere un discorso politico e sociale che sicuramente c’è, ma ci può vedere gli attriti tra le proprie personalità. Mi piace l’idea che riusciamo a dividere le cose anche interiormente, ma che sia una divisione in armonia, che si crei un uno”.

Nel brano dedicato all’amore per eccellenza, posto quasi alla fine del disco, Brunori Sas riesce a schivare i clichè e racconta un po’ di sè: Per due che come noi è una ballad, con un tratto autobiografico, che guarda tra le mura domestiche di una coppia di lunga data abituata, senza esserne annoiata, ad affrontare la vita a due. “In questo brano racconto qualcosa che vivo sulla mia pelle, perché è una canzone che ha un connotato autobiografico, quindi è molto semplice raccontare queste cose ma è anche molto facile scivolare in qualcosa che potrebbe essere ombelicale – ha detto – Ho cercato di raccontare da una parte la difficoltà e il piacere di una relazione lunga, della perdita di orientamento che ci può essere ma anche della necessaria ironia che deve accompagnare un rapporto di coppia anche dei ruoli che si possono venire a creare e poi volevo confrontarmi anche con una forma di canzone d’amore classica ma un amore non di abbraccio o bacio appassionato, ma l’amore di una persone al fianco dell’altra”.

A chiudere il cerchio un brano doloroso, su un bambino, Achille, che non diventerà mai grande, ma che è curioso di immaginare il mondo senza di lui: una presa di coscienza dei nostri limiti che spinge oltre il presente, a progettare un futuro che forse non ci appartiene del tutto. “L’ho voluta inserire nell’album perché mi sembrava perfetta per raccontare l’idea di un bambino che si interroga sul futuro sapendo che non potrà vederlo – ha raccontato – e comunque si interroga. Mi sono sentito molto vicino a lui e mi sono immedesimato nella sua condizione perché penso sia quella che viviamo tutti noi. E’ in qualche modo anche l’idea che forse non ci dobbiamo preoccupare del futuro ma occupare del futuro”.

Brunori partirà con un tour che lo porterà durante il 2020 per la prima volta nei principali palazzetti italiani: il debutto è fissato il 3 marzo prossimo a Jesolo

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