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Lunedì 25 novembre 2019 - 12:06

Biennale Arte, una palestra di pluralismo da 600mila visitatori

Tanto pubblico nell'ultimo weekend, un elogio per Paolo Baratta
Biennale Arte, una palestra di pluralismo da 600mila visitatori

Venezia, 25 nov. (askanews) – Si è chiusa con un ragionamento sulle nuove frontiere della performance, la 58esima Biennale d’arte di Venezia. Particolarmente significativo il fatto che molti dei lavori degli artisti si siano concentrati sulla bio-politica e sulle questioni ecologiche, proprio mentre la città lagunare viveva giornate difficili a livello climatico. Condizioni che, nell’ultimo weekend di apertura della Biennale, non hanno comunque fermato il pubblico, che ha rinnovato in molti momenti il classico rito delle code fuori dai padiglioni.

I numeri per l’edizione 2019 parlano di una conferma delle presenze di pubblico, intorno a 600mila persone nell’arco dei sei mesi, ma nel tracciare il bilancio finale della Biennale insieme al curatore Ralph Rugoff, il presidente Paolo Baratta ha ricordato ancora una volta l’importanza di pensare in termini di visitatori. “La parola visitatori – ha spiegato – implica un atto da parte del soggetto che viene, implica già un impegno, è un soggetto attivo, che nella visita deve cimentarsi e uscire dalla visita trasformato di quel tanto che la visita gli ha consentito nell’incontro con gli artisti”.

Giunto a fine mandato, Baratta ci mancherà, soprattutto per la determinazione con cui, negli anni, ha difeso concetti e metodologie plurali, nell’ottica di un’idea di desiderio come motore culturale imprescindibile.

Tra le cose da ricordare di questa Biennale intitolata “May You Live in Interesting Times”, sicuramente il Leone d’Oro a padiglione della Lituania, con la celebre spiaggia performativa, ma anche la forte presenza di film nella mostra principale, con ovviamente a fare da capofila Arthur Jafa, a sua volta premiato come migliore artista, aggiungiamo noi, sicuramente con merito e visione. E Rugoff ha voluto ricordare l’elemento utopico che è presente nell’idea stessa della Biennale: “Tutti i Paesi del mondo – ha detto – che insieme affrontano un pacifico scambio culturale, in qualche modo fuori dalle dinamiche del mondo reale”.

Forse proprio questa è l’immagine che possiamo tenerci stretta, di questa e di altre Biennali di Venezia. Un’istituzione che rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per le operazioni di consapevolezza, e anche di realismo, nei confronti del contemporaneo. Con tutti i possibili limiti di un progetto così vasto e, per molti versi, così ufficiale, ma con un elemento di sovversione interna, per così dire, di consapevole sabotaggio delle interpretazioni preconcette, che resta preziosissimo. E di cui a Paolo Baratta oggi va riconosciuto il merito.

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