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Lunedì 4 novembre 2019 - 18:19

Intorno ad Artissima: gender, blackness, antico e (in)visibile

Cartoline da Torino nei giorni del contemporaneo, seconda parte
Intorno ad Artissima: gender, blackness, antico e (in)visibile

Torini, 4 nov. (askanews) – Un luogo particolarmente intrigante in questa edizione di Artissima è stata la boutique Jana, di via Maria Vittoria a Torino, dove Lucrezia Calabrò Visconti e Guido Costa hanno curato la mostra “Abstract Sex”, liberamente ispirata agli scritti del filosofo Paul B. Preciado, uno dei più brillanti interpreti del tema contemporaneo del gender e della biopolitica. Un’esposizione che indaga il tema del desiderio e della contaminazione tra corpi, oggetti, macchine. Quasi, e ce lo ha confermato la direttrice di Artissima Ilaria Bonacossa, ci trovassimo di fronte a un’azione pirata nel territorio del conformismo.

“In qualche modo – ha spiegato Bonacossa ad askanews – la mostra indaga davvero come l’idea di desiderio si sia trasformata, il nostro rapporto con il gender, con le macchine e come nel futuro questi limiti che diamo per scontati si stiano trasformando e gli artisti lo hanno davvero inteso in maniera illuminante”.

Un’altra esperienza assolutamente imperdibile l’abbiamo vissuta a Palazzo Madama, dove la Fondation Prince Pierre de Monaco ha portato il film di Arthur Jafa “Love Is the Message, The Message Is Death”, vincitore del premio PIAC. Un lavoro straordinario, intenso come sempre in Jafa, per raccontare l’identità afroamericana attraverso un montaggio capace di raccontare senza infingimenti la violenza, ma anche la bellezza e la profondità della blackness. Un’opera che, come accade anche in Fondazione Sandretto con la mostra di Berlinde de Bruyckere, attraverso la sofferenza, veicola un messaggio di speranza.

Accanto ad Artissima, poi, sono andati in scena altri eventi fieristici, come Flashback, ospitata al Pala Alpitour e sempre ispirata dal motto “L’arte è tutta contemporanea”. In questo modo tra gli stand trovano spazio sia il moderno sia l’antico, in un’ottica di unificare anziché dividere. “Abbiamo pensato – ci ha detto Ginevra Pucci, co direttrice della fiera – di ricreare una piazza, cioè un posto di ritrovo dove si potesse anche mangiare, bere e ascoltare, insomma avere un più ampio respiro su ciò che è la manifestazione. Non vogliamo che venga percepita come una divisione tra mercato e non mercato”.

La giornata volge al termine e con l’arrivo della sera si accende, nella project room della Galleria Mazzoleni, il lavoro di Rebecca Moccia “Rest Your Eyes”, un progetto in cui la visione passa attraverso l’apparente negazione della stessa, che così scivola a un livello più profondo, pur sul ciglio di una strada trafficata come via Cernaia.

Al netto di ogni altra considerazione, e ben consapevoli di non avere potuto vedere tutto quello che offriva il cartellone torinese durante le giornate del contemporaneo, ci resta un ultimo elemento da ricordare: l’atmosfera in città, bella e interessante quanto le mostre. Perché l’arte non è solo un gioco per pochi, come a volte si vuole raccontarla.

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