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Lunedì 10 giugno 2019 - 16:47

La scultura di Nunzio, alla ricerca di ciò che non si percepisce

Da Mazzoleni a Londra la mostra "The Shock of Objectivity"
La scultura di Nunzio, alla ricerca di ciò che non si percepisce

Londra, 10 giu. (askanews) – Una scultura potente, capace di riformulare la percezione dello spazio e la relazione chiave con la materia. La galleria Mazzoleni di Londra presenta la mostra di Nunzio “The Shock of Objectivity”, prima personale dell’artista abruzzese nella capitale britannica. Un progetto vasto, fatto di un approccio alla scultura che per Nunzio si basa su una relazione molto forte con elementi immateriali.

“Quello su cui amo indagare – ha spiegato l’artista ad askanews – è soprattutto l’inconsistente, quello che non viene percepito. Cerco sempre di realizzare qualcosa che sia solido, ma in fondo anche trasparente. Per cui ogni cosa contiene anche il suo contrario, contiene anche il suo dubbio, che è la tematica che riguarda in parte l’essere e in parte il mio lavoro”.

A curare la mostra è Kenneth Baker, che ha voluto sottolineare in particolare il modo in cui i lavori di Nunzio costringono lo spettatore a un cambio di atteggiamento, non solo nei confronti dello stare di fronte a un’opera d’arte.

“Ciò di cui abbiamo bisogno ora dall’arte – ci ha detto il curatore – è qualcosa che ci faccia rallentare, perché ci stiamo muovendo troppo in fretta, anche a livello di pensieri. Per questo abbiamo bisogno di fermarci per un attimo per poter riflettere su ciò che stiamo facendo e pensando, prima di passare a un’altra cosa solo perché è disponibile. In questo senso la ‘non disponibilità’ di questi lavori è importante per me e crea la loro oggettività”.

E proprio lo scoprirsi fermi di fronte ai lavori innesca, nella lettura di Baker, quello shock che poi dà anche il titolo all’esposizione. E che successivamente si estende alla considerazione di come i lavori di Nunzio esistono in relazione allo spazio che li ospita.

“L’oggetto esiste – ha aggiunto l’artista – in quanto io mi muovo con quello che ho intorno, e che cerco di trasformare. L’inizio del mio processo era semplicemente il pavimento, con il suo vuoto e ci colavo del gesso, poi negli anni si è trasformato in tantissimi modi, con varie espressioni e con vari materiali”.

Dopo la mostra sulla scultura italiana la galleria londinese di Mazzoleni, insieme alla casa madre di Torino, si conferma luogo di ricerca e di confronto su temi importanti dell’arte e su artisti che affrontano il lavoro e il mercato con una forza che deriva, in primo luogo, dalla loro stessa auto consapevolezza.

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