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Martedì 4 giugno 2019 - 15:11

Danza e tempo nello spazio, Pablo Bronstein alle OGR e a Venezia

La mostra "Carousel" tra Torino (ultimi giorni) e la Laguna
Danza e tempo nello spazio, Pablo Bronstein alle OGR e a Venezia

Torino, 4 giu. (askanews) – Una mostra, due città, due diverse relazioni tra lo spazio e il tempo. L’artista anglo-argentino Pablo Bronstein ha portato alle Officine Grandi Riparazioni di Torino e nel Complesso dell’Ospedaletto di Venezia i suoi “Carousel”, oggetti artistici complessi nei quali si uniscono la danza, il video, il disegno, la performance.

Fino al 9 giugno si potrà entrare nella dimensione altra creata da Bronstein alle OGR, cercando una propria via, come spettatori, dentro una pratica artistica che, passo dopo passo, si svela nella sua rilevanza e complessità. Partendo da ciò che accade a Torino.

“Abbiamo diviso più volte lo spazio – ha spiegato Bronstein ad askanews – e abbiamo creato un percorso per il pubblico, per cominciare a capire in che modo possiamo controllare i movimenti e le reazioni delle persone e le loro interazioni con i danzatori, che pure devono muoversi all’interno di questo spazio che abbiamo creato per loro e che diventa un ragionamento sui molteplici percorsi possibili per fare esperienza del tempo nello spazio in relazione alla danza”.

A Venezia, poi, per tutta la durata della Biennale d’arte, Pablo Bronstein ha immaginato di aprire una camera privata, nella quale i visitatori sono invitati, ma vengono tenuti a una certa distanza.

“Lo spazio a Torino – ha aggiunto l’artista – è qualcosa nel quale puoi ricreare tutto quello che vuoi. A Venezia la stanza è talmente rilevante di suo che ho immaginato il mio lavoro come se fosse più trasparente, per lasciare in qualche modo più spazio al luogo, alla città”.

Con la mostra “Carousel”, curata da Catherine Wood della Tate Modern di Londra, le OGR si confermano anche un luogo privilegiato di riflessione sulle contaminazioni tra le arti visive e la danza, sulla scia delle mostre precedenti dedicate al lavoro di Tino Sehgal e Ari Benjamin Meyers.

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