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Martedì 4 giugno 2019 - 12:47

Cercare un linguaggio per il presente: il Mario Merz Prize

A Torino la mostra con i cinque finalisti del premio
Cercare un linguaggio per il presente: il Mario Merz Prize

Torino, 4 giu. (askanews) – Cinque pratiche artistiche tra loro molto diverse, che offrono una fotografia stimolante dello scenario del contemporaneo. È stata inaugurata a Torino la mostra dei finalisti della terza edizione del Mario Merz Prize per la sezione arte.

Particolarmente soddisfatta della selezione degli artisti la padrona di casa, Beatrice Merz, figlia del grande artista e presidente della Fondazione che porta il suo nome e che organizza il premio. “Secondo noi – ha detto ad askanews – si è alzato proprio il livello generale, erano tutti bravissimi anche nelle edizioni precedenti, soprattutto i finalisti. In questo caso questa terza edizione è stata molto importante perché tutti quelli che hanno applicato erano interessanti per questo premio”.

Alla finale sono arrivati la francese Bertille Bak, che presenta un insieme di lavori nati dal confronto con le comunità Rom di Parigi e incentrati sul tema delle false notizie che poi innescano reazioni di intolleranza; Maria Papadimitriou, di origini greche, ha invece voluto confrontarsi con la mitologia con una grande struttura dedicata ad Antigone, mentre l’istriano David Malijkovic ha creato un’installazione-archivio nella quale gli oggetti esposti presentano un interessante slittamento semantico.

“Tutti quei temi che fanno parte dell’agenda sociale, culturale e politica – ci ha spiegato Claudia Gioia, una delle curatrici del Mario Merz Prize – qui li ritroviamo tutti, quindi gli artisti che sono dei visionari possono intuire delle prospettive, ma forse anche loro stanno ancora cercando, come noi”.

Gli ultimi due finalisti lavorano con le immagini in movimento: il rumeno Mircea Cantor ha realizzato un’opera video potente, nella quale un’aquila attacca un drone, metafora di un contrasto filosofico tra due mondi; il duo americano Unknown Friend infine, nel piano interrato della Fondazione Merz, ha creato un ambiente nel quale diversi film si intrecciano a più livelli, partendo dal romanzo “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain per arrivare a parlarci di odio razziale e tensioni sociali contemporanee.

“Quest’anno – ha aggiunto Beatrice Merz – c’è anche una grande differenza generazionale, che è un altro elemento molto interessante. E tutti e cinque, in un modo o in un altro, hanno una particolare attenzione al momento in cui stiamo vivendo”.

Particolarmente affascinante, poi, il fatto che tutti i lavori implichino una sorta di percorso aperto, una ricerca che è tuttora in corso, con più domande che risposte, tutte radicate nel nostro tempo.

“E’ una sorta di iconizzazione del presente – ha concluso Claudia Gioia – dove futuro e passato si spalleggiano, si incontrano, nel tentativo di trovare un linguaggio dell’oggi che ancora non conosciamo. Direi che l’elemento determinante di questa sezione del premio è proprio questa: una ricerca del linguaggio per il presente”.

Il vincitore della terza edizione del Mario Merz Prize verrà annunciato in ottobre a Madrid, in occasione dell’apertura di una retrospettiva sullo stesso Merz al Museo Reina Sofia.

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