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Martedì 22 gennaio 2019 - 17:13

“Il 30% degli italiani è analfabeta di ritorno” (dati Fondazione Feltrinelli)

Indagine sull'istruzione in Italia, costi sociali ed economici
“Il 30% degli italiani è analfabeta di ritorno” (dati Fondazione Feltrinelli)

Milano, 22 gen. (askanews) – Il 98,6% degli italiani è alfabetizzato, ma sfiora il 30% la quota di cittadini tra i 25 e i 65 anni con limitazioni nella comprensione, lettura e calcolo.

E’ quanto emerge dall’indagine ‘Istruzione e futuro: un gap da colmare’ realizzata per la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli dall’Istituto Carlo Cattaneo.

Mentre il passaggio dal 31,2% di alfabetizzati nel 1871 al 98,6% del 2001 è un successo indubbio e atteso, “le recenti indagini sull’analfabetismo di ritorno e sull’analfabetismo strumentale che collocano l’Italia tra i paesi Ocse più arretrati sono un chiaro indicatore delle lacune del sistema formativo nazionale”, si legge nel report. Il 30% degli italiani adulti con forti limitazioni, infatti, portano l’Italia a fondo classifica su scala globale: peggio fanno solo Turchia e Cile.

Secondo lo studio, i bassi livelli di istruzione generano costi.

“Una bassa scolarizzazione determina costi a livello individuale: esclusione sociale, insicurezza, mancanza di autonomia, precarietà”. Poi ci sono “i costi sociali propriamente definiti: scarsa partecipazione al processo democratico, criminalità, maggior spesa per la salute. Infine, i costi economici: livello di sviluppo limitato, bassa propensione all’innovazione, scarsa produttività”.

Secondo i ricercatori, il ritardo italiano nello sviluppo di capitale umano risulta essere “sia causa che effetto di un sistema economico il cui premio per la competenza è nettamente minore che in altri Paesi”, tanto da disincentivare gli investimenti nello studio. Questa scarsa attitudine “si riflette nelle opportunità occupazionali per le nuove generazioni, che risultano essere inferiori a quelle dei pari età in quasi tutti i paesi Ocse”. Da qui, le conclusioni: “Lo scarso premio per l’istruzione e i relativamente bassi livelli occupazionali si traducono in una maggiore presenza di Neet (ovvero persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione) all’interno del sistema Italia rispetto al resto d’Europa”.

Red/Mch/Int9

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