Header Top
Logo
Lunedì 18 Dicembre 2017

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
colonna Sinistra
Giovedì 7 dicembre 2017 - 21:33

Com’è andata la prima della Scala

Pochi politici, 11 minuti di applausi
20171207_213343_3C65C80C

Milano, 7 dic. (askanews) – Non era scontata la scelta di un’opera come Andrea Chénier per inaugurare la stagione del Teatro alla Scala, ma se il suo successo si misura dall’entusiasmo degli spettatori registrato questa sera, allora l’ostinazione del direttore musicale Riccardo Chailly e del sovrintendente Alexander Pereira nel puntare sul repertorio italiano, anche quello meno conosciuto e di non immediata comprensione, si è dimostrata vincente. Ed è stata salutata dal tripudio a scena aperta alla fine del primo atto, che si è ripetuto alla chiusura del sipario sulla ghigliottina che sta per abbattersi sui due amanti con undici minuti di applausi scroscianti.

E come fu proprio per Butterfly, il successo di questa Prima è da attribuire prima di tutto a Chailly e alla sua ricerca per proporre un’esecuzione estremamente fedele della partitura di un’opera emblema del verismo italiano che aveva sottolineato essere “importante, nuova e molto moderna per il linguaggio del tempo (1896)”. Opera che l’orchestra scaligera, tranne pochissimi elementi, conosceva e che quindi ha richiesto un lavoro complesso di ricostruzione e riproposizione, con i quattro quadri trasformati in due atti divisi dall’intervallo e con la richiesta al pubblico di non applaudire le arie per esaltare quel “naturale flusso unico” e “il senso unitario dello spettacolo” scritto da Giordano. Eccelso il lavoro svolto dai cantanti, in primis dal “potente” tenore al suo esordio scaligero Yusif Eyvazov (Andrea Chenier), da sua moglie, il soprano-diva Anna Netrebko (Maddalena di Coigny), e dal baritono Luca Salsi (Carlo Gerard) alle prese con parti e arie sempre impegnative, ma in grado di interpretare i ruoli richiesti dentro la bella regia di Mario Martone, abile a muoversi tra la passione dell’amore, degli amori, e lo slancio rivoluzionario con il suo drammatico finale. Capace insomma di rendere appieno la riflessione sulla natura della rivoluzione, con tutte le sue violente contraddizioni. Voci apprezzatissime dal pubblico (nella consapevolezza della superiorità della Netrebko, “a spese” del consorte), attori apparsi a loro agio nelle diverse e sempre convincenti, raffinate ed eleganti cornici sceniche disegnate da Margherita Palli e nei costumi d’epoca di Ursula Patzak. Splendidi i quadri d’insieme con il coro e i cambi di scena a vista con il movimento rotatorio del palcoscenico.

Anche quest’anno, come accadde l’anno scorso per la crisi del governo Renzi, hanno dato forfait le massime cariche dello Stato e del Governo, quest’ultimo presente con tre ministri (Franceschini, Padoan, De Vincenti), con il sottosegretario Ivan Scalfarotto e la sottosegretaria Maria Elena Boschi, che entrando da un ingresso secondario (e non presentandosi nel foyer all’intervallo) ha lasciato a bocca asciutta cronisti, fotografi e operatori televisivi da tempo “in astinenza” di un clima mondano che alla Scala sembra sempre più un ricordo lontano.

Sottolineando la milanesità di Andrea Chénier, Pereira ha commentato le assenze istituzionali spiegando “facciamo l’opera per gli amanti dell’opera, tutto il resto diventa secondario”, e ancor più corto ha tagliato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala: “Ho sentito tutti e si sono scusati, va bene così, questa è una festa milanese”. Ai cronisti, il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha suggerito che più che alle assenze bisogna “guardare piuttosto che il 7 dicembre tutto il mondo guarda Milano e guarda la Scala, l’Italia”. Al vuoto “romano” ha fatto da contraltare una volta di più la grande partecipazione dei cittadini del capoluogo lombardo, definitivamente tornati a sentire la Scala come un’Istituzione cittadina e che questa sera hanno riempito i 27 diversi spazi della città dove veniva proiettata la diretta televisiva dell’opera.

Come successo negli ultimi anni, le contestazioni politico-sociali che per decenni avevano caratterizzato la Prima non fanno più notizia, basti dire che questa sera hanno avuto il loro apice nel lancio di alcuni fuochi d’artificio. Ora, in attesa di vedere se l’opera di Umberto Giordano ha bissato su Rai Uno gli ottimi risultati ottenuti l’anno scorso dalla diretta di Madama Butterfly di Giacomo Puccini, si può guardare con maggior “serenità” all’ancor più “difficile” Attila di Giuseppe Verdi che aprirà la stagione 2018-2019.

Alp/Int2

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
Torna su