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Sabato 16 settembre 2017 - 17:17

Tutto (o quasi) Munari, una creatività da smontare e rimontare

Alla Galleria Corraini di Mantova la mostra "Codice ovvio"
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Milano, 16 set. (askanews) – I diversi tasselli di un artista e creativo che, con discrezione e una eleganza che tuttora resta probabilmente ineguagliata, ha saputo affrontare moltissimi aspetti del mondo dell’arte. La Galleria Corraini di Mantova dedica una mostra a Bruno Munari, in occasione della ripubblicazione del libro “Codice ovvio”, che nel 1971 aveva provato a fare una sintesi intorno al lavoro dell’artista.

“Bruno Munari, in questo libro che era stato pubblicato 30 anni fa da Einaudi – ha detto ad askanews Pietro Corraini, graphic designer ed editore – in qualche maniera fa un certo tipo di summa del suo lavoro: mette insieme una serie di progetti che ha fatto e ne dà una lettura trasversale, raccontando anche perché li ha fatti, mettendoli uno accanto all’altro e cercando di dare una lettura complessiva di un modo di progettare e di essere artisti, designer e grafici”.

Nelle sale della galleria è possibile avere prova tangibile degli oggetti e dei concetti che Munari ha realizzato e sviluppato, che fanno di lui una figura trasversale per l’appunto, nonché dotata di una capacità di generare idee fertili, pronte per essere poi lasciate andare nel mondo.

“Quello che c’è dentro – ha aggiunto Pietro Corraini – è questo modo di affrontare le cose, di affrontare i progetti, di guardarli, di entrarci dentro, di poterli smontare, di poterli rimontare e quindi di porsi le domande in una maniera diversa, di porsi nell’osservazione del mondo in maniera diversa, per poi smontarlo e quindi, come diceva Munari stesso, con i pezzi smontati provare a costruire qualcosa di nuovo”.

Elemento decisivo di tutta la poetica di Munari è anche l’ironia, che in questo caso traspare dall’aggettivo “ovvio”, associato alla parola-chiave “codice”. Ma l’ovvietà di Munari – che, se volete, somiglia molto a quella di uno scrittore come Italo Calvino – nasce dal guardare agli oggetti comuni. Dai quali, però, l’artista trova gli spunti per inventare artefatti e mondi fantastici, che stavano lì sotto i nostri occhi, aspettando solo uno sguardo in grado di farli risaltare.

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