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Venerdì 13 gennaio 2017 - 12:18

La grande pianista russa Zilberstein martedì alla Iuc di Roma

Concerto dedicato a Schubert, Beethoven e Chausson
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Roma, 13 gen. (askanews) – La stagione dell’Istituzione Universitaria del Concerti di Roma (IUC) riprende dopo la pausa natalizia con un concerto di Lilya Zilberstein, tra le maggiori esponenti della grande scuola pianistica russa, all’Aula Magna della Sapienza martedì 17 gennaio alle 20.30.

Il percorso che ha portato Zilberstein a divenire una delle pianiste più famose e apprezzate in campo internazionale inizia quando, a soli cinque anni, è ammessa al celebre Istituto di Musica Gnessin di Mosca. Nel 1985, a vent’anni, vince alcuni concorsi russi per giovani musicisti, ma il passo definitivo verso il successo e la fama internazionale arriva con la vittoria al Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano nel 1987. Un premio che fece scalpore, per la sua giovane età (all’epoca non si era ancora diplomata al conservatorio) e soprattutto perché la giuria di quel concorso, famosa per la sua severità, non attribuiva spesso il primo premio, tanto che ci vollero 5 anni prima che il premio fosse nuovamente assegnato.

Da allora la pianista – nata a Mosca ma residente ad Amburgo – non ha smesso di riscuotere grandi successi in Europa, America del Nord e del Sud e Asia. Negli ultimi anni Zilberstein ha stretto un eccellente rapporto artistico con Martha Argerich, con cui suona spesso in duo e con cui ha inciso la Sonata per due pianoforti di Brahms per EMI. La Argerich ha detto di lei: “Lilya è una pianista completa, naturalissima, grandissima. Per fortuna non era concorrente quando ho partecipato al Concorso Busoni, sarebbe stato un osso troppo duro”.

Lilya Zilberstein dedicherà la prima parte del suo concerto a Franz Schubert, con i Momenti musicali op. 94, tra le sue più amate pagine pianistiche, e con quattro Lieder nella celebre trascrizione di Franz Liszt. Nella seconda parte presenterà due preziose rarità: le giovanili Variazioni sull’arietta “Venni Amore” di Vincenzo Righini di Ludwig van Beethoven e Quelques dances op. 26 di Ernest Chausson, compositore francese di fine Ottocento, vicino a Massenet e Fauré, che ha sempre avuto una ristretta cerchia di grandi ammiratori – tra cui Debussy – ma che non ha mai raggiunto la popolarità che meriterebbe.

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