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Lunedì 7 dicembre 2015 - 21:15

Giovanna d’Arco apre con successo stagione in Scala blindata

Undici minuti di applausi alla Prima davanti al premier Renzi
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Milano, 7 dic. (askanews) – E’ stato un successo la “Giovanna d’Arco” di Giuseppe Verdi che questa sera ha inaugurato la nuova stagione scaligera davanti al premier Matteo Renzi (al suo esordio scaligero con la moglie Agnese) e con il Piermarini addobbato di gigli bianchi in omaggio alle vittime delle stragi del 13 novembre scorso a Parigi. Un successo musicale, con un lungo (11 minuti abbondanti) e sentito applauso del pubblico per il direttore Riccardo Chailly, per il coro e l’orchestra della Scala (tornata a vestire il frac su invito del direttore) e, soprattutto, per le cinque voci principali, a partire da Anna Netrebko notevole Giovanna (apprezzatissima) e dal baritono fiorentino Devid Cecconi che ha sostituito nei panni di Giacomo l’indisposto collega spagnolo Carlos Alvarez (così come aveva fatto nel 2008 a Parma con Renato Bruson sempre nel ruolo del padre della pulzella d’Orleans). La prevista sostituzione è stata annunciata al pubblico dal sovrintendente Alexander Pereira che dal palco, prima dell’esecuzione dell’inno di Mameli, ha spiegato che “Cecconi aveva già fatto la prova generale e quella riservata agli under 30 ma è un po’ come per uno sciatore andare subito a Cortina e scendere dalla pista delle Tofane (una delle più impegnative del comprensorio dolomitico, ndr)… credo andrà molto bene”.

E’ stata un successo anche la regia di Patrice Caurier e Moshe Leiser (anche se non tutto il pubblico ha apprezzato) che sulle pareti della scarna e disadorna camera da letto della protagonista concepita da Christian Fonouillat hanno proiettato le allucinazioni delle battaglie medioevali di Giovanna. Allucinazioni che a tratti sono diventate reali con la battaglia che, con sangue e armature, ha fatto irruzione sul palco, in un susseguirsi di azioni teatrali ben congeniate. La coppia franco-belga ha levigato le diverse “spigolosità” del libretto di Temistocle Solera (che pesca in modo non sempre lineare dal dramma di Friedrich Schiller a sua volta lontano dalla vicenda dell’eroina francese) incentrando l’opera sulle angosce e le ossessioni di una giovane donna, folle, anticonformista e ribelle.

Successo (almeno di pubblico) anche per un’opera che non si eseguiva alla Scala da 150 anni e che è stata proposta per la prima volta nell’edizione critica curata da Alberto Rizzuti. E se l’operazione complessiva di questa prima della Scala era un successo già annunciato, non era così scontato che anche l’opera in sé sarebbe stata così apprezzata. Perché se Verdi, nonostante avesse già scritto “Nabucco” e i “Lombardi”, la definì nel 1845 “la migliore delle mie opere”, “Giovanna d’Arco” ha una partitura non sempre scorrevole né omogenea e senza quella profondità che il maestro troverà più avanti negli anni. Alla prima delle prime la critica era stata piuttosto fredda verso la settima opera che Verdi aveva scritto in pochi mesi, e negli anni il giudizio non si è mai ribaltato, anche se, Chailly e Pereira nei giorni scorsi l’hanno presentata come un “capolavoro”.

Gli applausi del pubblico sono, probabilmente, serviti anche per sfogare e sciogliere una tensione diffusa e palpabile per una serata indicata “a rischio terrorismo” da alcune agenzie di sicurezza Usa dopo gli attentati in Francia. Del resto, nella sua lunga storia, la Scala non era mai stata così “blindata” come questa sera, con centinaia di agenti in servizio dentro, fuori e intorno al teatro, e i con i metal detector che hanno fatto il loro esordio agli ingressi. E nonostante le dimensioni gigantesche del dispositivo di sicurezza coordinato dalla Questura, tutto è filato liscio, senza intoppi né tensioni.

In una serata povera di personaggi “famosi”, la vera “vip” della Prima, è stata probabilmente la “sacerdotessa del rock” Patti Smith, celebre cantautrice statunitense che il 30 dicembre compirà 69 anni, e che domani interverrà all’incontro “Patti Smith versus Giovanna d’Arco: storie di donne simbolo di libertà” organizzato a Milano da Edison. Capelli lunghi e bianchi sulle spalle e niente trucco, la Smith ha spiegato che “Giovanna d’Arco è una fonte di ispirazione, una giovane coraggiosa, una donna che ha vissuto la sua vita senza cedere ai compromessi”.

Nel palco reale, in prima fila erano seduti il presidente del Consiglio a fianco di Giuliano Pisapia (accompagnati dalle rispettive consorti), e dietro di loro c’erano il ministro della Cultura Dario Franceschini e quello alle Infrastrutture Graziano Delrio, oltre al presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo e al governatore lombardo Roberto Maroni, seduto a fianco dell’ambasciatrice francese Caterine Colonna. In sala, tra gli altri l’etoille Carla Fracci, il nuovo prefetto del capoluogo lombardo Alessandro Marangoni, insieme con diversi esponenti del mondo economico finanziario come il presidente della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli, l’ad di Poste Italiane Francesco Caio, il vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, il presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli e l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta.

Da quanto è possibile apprendere, dato che l’opera si è conclusa da poco, sarebbe stata molto partecipata anche l’operazione “Prima diffusa” che ha permesso ai milanesi di seguire in diretta la “Giovanna d’Arco” dagli schermi posti all’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele, al teatro Dal Verme, allo Spazio Oberdan, al Muba, al Mudec e a Villa Scheibler. Possibilità offerta anche ai detenuti di San Vittore e del carcere di Bollate (Milano). Le repliche di “Giovanna d’Arco” andranno in scena il 10, 13, 15, 18, 21 e 23 dicembre, e il 2 gennaio 2016.

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