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Sabato 9 maggio 2015 - 17:08

Biennale arte, Leoni d’oro ad Adrian Piper e padiglione Armenia

Premiati anche gli Stati Uniti, e il coreano Im Heung-Soon
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Milano, 9 mag. (askanews) – Il Leone d’oro della 56esima Biennale d’arte di Venezia per la mostra All the World’s Futures è stato assegnato all’artista concettuale americana Adrian Piper, che ha esposto nel Padiglione centrale ai Giardini. “Artista d’avanguardia – si legge nella motivazione del premio – Piper ha rinnovato la pratica concettuale inserendovi la soggettività personale – del suo essere, del suo pubblico e delle platee in generale. Le sue presentazioni invitano a impegnarsi in una pratica permanente di responsabilità personale e richiamano l’attenzione al carattere effimero e fugace dei sistemi di valori”.

Per quanto riguarda le partecipazioni nazionali, la giuria composta da Naomi Beckwith (USA), Sabine Breitwieser (Austria), Mario Codognato (Italia), Ranjit Hoskote (India), Yongwoo Lee (Corea del Sud), ha scelto di assegnare il riconoscimento all’Armenia, per il padiglione giustamente ospitato sull’isola di S. Lazzaro degli Armeni: “Per aver creato un padiglione basato su un popolo in diaspora – scrivono i giurati – dove ogni artista si confronta non solo con la sua località specifica, ma anche con il suo retaggio culturale. Il padiglione prende la forma di un palinsesto, con elementi contemporanei inseriti in un sito del patrimonio storico. Nell’anno che segna un’importante pietra miliare per il popolo armeno, questo padiglione rappresenta la tenacia della confluenza e degli scambi transculturali”.

La giuria della Biennale, poi ha assegnato il Leone d’argento per un promettente giovane artista della mostra All the World’s Futures al coreano Im Heung-Soon “per un’emozionante installazione video che sonda la natura della precarietà in relazione alle condizioni del lavoro femminile in Asia. Factory Complex prende la forma di un documentario ma attraverso un incontro diretto e lievemente mediato con i suoi soggetti e le loro condizioni di lavoro”.

Tre le mozioni speciali: ad Harun Farocki, definito “una figura fondamentale nel cinema del dopoguerra. Questa presentazione rende la sua autorevolissima opera omnia accessibile a un pubblico più ampio”; al collettivo Abounaddara “per il suo straordinario coraggio nel documentare il conflitto politico e la lotta per la sopravvivenza umana nella Siria di oggi, senza schierarsi” e infine a Massinissa Selmani “per il suo lavoro realizzato attraverso un medium modesto ma capace di incidere oltre la sua dimensione”.

La giuria infine ha voluto premiare il padiglione degli Stati Uniti d’America per la presentazione di Joan Jonas, “un’artista importante per la sua opera e per la sua influenza”.

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