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pubblicato il 03/ott/2013 16:56

Vajont: pilotata la frana del monte Toc? Le indagini

Vajont: pilotata la frana del monte Toc? Le indagini

(ASCA) - Belluno, 3 ott - Le ''rivelazioni'' di Francesca Chiarelli, pubblicate in questi giorni nel suo sito personale, secondo cui il padre, all'epoca del Vajont notaio in Longarone, aveva denunciato, testimoniando al processo dell'Aquila, che la frana del Toc era stata volutamente provocata facendola cadere proprio quel giorno a quell'ora (per creare meno allarme visto che tutti sarebbero stati incollati alla televisione per la nota partita di calcio), hanno sollevato sensazione. E hanno indotto la Procura di Belluno ad aprire un'indagine. Ma sono credibili? Pubblichiamo la risposta dell'Associazione Tina Merlin, giornalista che denuncio' per tempo il rischio del crollo del versante del monte Toc, raccogliendo anche la voce dei residenti.

Isidoro Chiarelli avrebbe ricevuto questa confidenza nel suo ufficio da uomini della Sade con i quali era in rapporto per lavoro (rogiti di acquisto di terreni del Toc). Avrebbe cercato di dare l'allarme consigliando a tutti di andarsene, ma era rimasto inascoltato. Dopo la sua testimonianza sarebbe stato minacciato dalla Sade che poi lo avrebbe perseguitato con ritorsioni togliendogli lavoro tanto che si trovo' difficolta' per un paio di anni.

Fin qui il racconto della figlia. Sono molti pero' i punti poco chiari.

Mario Fabbri, allora giudice istruttore, ha dichiarato che la cosa gli giunge del tutto nuova anche se, prudentemente, la giudica ''non inverosimile''. Tuttavia non risulta che ne' Fabbri ne' il pubblico ministero (Arcangelo Mandarino) ne' gli avvocati di parte civile abbiano valorizzato questa pesantissima testimonianza, che sarebbe stata un argomento forte a sostegno dell'accusa e della tesi della prevedibilita' del disastro, elemento centrale sul quale si giocava tutto il processo. Chiarelli venne citato come testimone nel processo di primo grado all'Aquila, nel corso del quale ribadi' brevemente quanto aveva detto in istruttoria.

In secondo luogo, perche' Chiarelli non si rivolse subito ai carabinieri oppure alla magistratura denunciando quanto gli era stato confidato con la minaccia di starsene zitto? Lo fece solo in seguito, presentandosi spontaneamente ai giudici nel luglio del 1967. Che si potesse tecnicamente ''pilotare'' la frana (di 260 milioni di metri cubi) provocandone la caduta in un giorno e in un'ora prestabiliti e' poco credibile. La Sade sapeva che la frana stava per cadere. Da settimane si osservavano i movimenti e i segni premonitori del distacco: fessure che si allargavano paurosamente, alberi che si inclinavano, scosse e boati.

Aveva chiesto al sindaco di Erto di ordinare lo sgombero delle abitazioni sotto il Toc e il divieto ad avvicinarsi alle rive del bacino. Sapeva che la frana era imminente, ma affermare che la sua caduta fu provocata volutamente e' tutt'altra cosa. Alla Sade ''speravano'' che la frana venisse giu' piu' lentamente e in due o tre pezzi successivi, e in vista dell'evento, mentre tenevano sotto controllo con potenti riflettori i versanti del Toc, avevano proceduto ad uno svaso rapido, anzi precipitoso, allo scopo di portare il livello del lago sotto la soglia indicata dagli esperimenti su modelli eseguiti da Augusto Ghetti come quota di massima sicurezza. Lo svaso rapido ebbe l'effetto oggettivo di accelerare i movimenti della frana, ma venne effettuato non per provocarla, bensi' per abbassare il livello dell'invaso quando era ormai evidente che il Toc stava cedendo.

Del resto, perche', se avessero deciso di far venire giu' la frana il 9, Pancini, uomo chiave della Sade al Vajont, se n'era andato tranquillamente in vacanza negli Stati Uniti ed era stato richiamato da Biadene proprio il 9 ottobre ''per decisioni che debbo ritenere importanti, del Presidente e del Direttore Generale tra il 14 e il 29 corrente''? E' vero peraltro che la Sade, gia' da anni, cercava disperatamente di capire se fosse possibile mettere la frana sotto controllo, e che per questo si era rivolta a Leopold Muller chiedendogli cosa si potesse fare tecnicamente. Il geologo aveva risposto, in un rapporto alla Sade, che esistevano, in via del tutto teorica, una decina di azioni possibili (bombardare la frana per farla scendere a pezzi e in modo controllato, cementare l'intero versante, drenare tutta l'acqua interna alla massa di frana ecc.) ma che nessuna di queste misure era fattibile o perche' tecnicamente impossibile, o perche' comunque non risolutiva, o perche' troppo costosa, o perche' perfino potenzialmente piu' pericolosa.

L'unico modo per far cadere la frana sarebbe stata forse una serie di svasi e invasi continui, nella speranza di staccarla ''a fette''. Ma gli invasi e svasi seguirono un programma che mirava soltanto al collaudo, per il quale condizione imprescindibile era raggiungere la quota di massimo invaso, molto superiore a quella indicata da Ghetti come quota di sicurezza.

Oltre ad Isidoro Chiarelli vennero ascoltati in istruttoria anche l'acquirente del terreno e il venditore.

Chiarelli si presento' al giudice istruttore Mario Fabbri e al pubblico ministero Arcangelo Mandarino nel luglio del 1967. La sua e' l'ultima di circa duemila testimonianze rese nella fase dell'istruttoria formale.

Dopo di lui vennero sentite le persone citate da Chiarelli e presenti l'8 ottobre nel suo studio, e cioe' l'ingegner Mario Cavinato per l'Enel-Sade e il geometra Arturo Zambon per i venditori dei terreni. Chiarelli dichiaro' che in quella circostanza i due dissero che quei terreni sarebbero rimasti sommersi il giorno dopo (''buttati in acqua''). Cavinato e Zambon confermarono la loro presenza quel giorno nello studio di Chiarelli, ma negarono di aver mai detto quelle cose, dichiarandole anzi ''destituite di ogni fondamento di verita'''.

Nel 1969 il notaio depose anche al processo, confermando le sue precedenti affermazioni, tuttavia attenuandole.

Ed ecco i verbali.

I documenti di seguito riportati fanno parte del fondo Vajont custodito all'Archivio di Stato di Belluno. Si tratta degli atti processuali del Tribunale dell'Aquila.

Vajont, busta 10, volume 5. Esame testi Chiarelli, Cavinato, Zambon.

Il giorno 5 luglio 1967 alle ore 17 in Belluno, avanti di noi Dr. Mario Fabbri giudice istruttore, presenti il Pubblico ministero Dr. Mandarino, assistiti dal sottoscritto cancelliere, e' comparso il testimonio seguente: Dott.

Isidoro Chiarelli, nato a Mel il 16.3.1916, residente a Belluno, notaio IR [interrogato risponde] - Compaio spontaneamente dinanzi alla SV perche', avendo appreso dalla voce pubblica che la SV procede penalmente per il disastro del Vajont, ritengo mio dovere informarla che sono a conoscenza di circostanze che ritengo utili e rilevanti ai fini istruttori.

Tali circostanze sono state da me apprese in occasione della redazione di atti professionali e pertanto preventivamente chiedo alla SV se, nella mia qualita' di notaio, possa, senza infrangere il segreto professionale, deporre quale testimonio.

A questo punto il Giudice istruttore, visto l'articolo 351 Cpp, ritenuto che l'esercizio della facolta' di astensione non si appalesa opportuno nella fattispecie, invita il teste a deporre su quanto a sua conoscenza.

ADR [A domanda risponde]. Il giorno 8 ottobre, alle ore che non ricordo, comparvero nel mio studio l'ing. Cavinato dell'Enel gia' Sade, il geom. Zambon Arturo per i venditori, nella veste di procuratore speciale, i quali mi chiesero di rogare atti di compravendita di tre terreni situati in Erto Casso, localita' Toc, ed altra zona. Faccio presente che gia' da tempo avevo raccolto le procure speciali dei venditori e dei compratori.

Durante o subito dopo la redazione dell'atto, il procuratore del compratore - ing. Cavinato - e il procuratore dei venditori - geom. Zambon che era assistito dal geom. Olivotto oggi scomparso - mi dissero che i terreni compravenduti il giorno successivo alle ore 21 sarebbero stati buttati in acqua. La cosa mi sembro' strana e nello stesso tempo preoccupante: essi dissero che avevano fatto l'operazione di acquisto proprio per essere proprietari dei terreni destinati, nel modo che ho detto, alla sommersione. Feci presente che su tali terre potevano trovarsi delle persone; mi replicarono che essendo divenuti proprietari del terreno, avrebbero fatto sgomberare chiunque si fosse trovato ad insistere. Ne' d'altra parte sarebbe stato autorizzato alcuno ad entrarvi. Al che replicai che poteva esserci qualcuno che se ne andava con la morosa per i prati, facendo cosi' un'ipotesi estrema. Mi dissero che a quell'ora di morosi non ne sarebbero circolati che ben pochi. Aggiunsero che una spruzzata d'acqua non sarebbe stata la fine del mondo.

ADR. Mi riservo di far tenere alla SV copia degli atti notarili ove di essi si ritenesse necessaria l'acquisizione.

Fin d'ora, a richiesta della SV, posso indicare, con i dati catastali, i terreni di cui si discute.

Essi sono: in Erto Casso, pag. 36, f* 29, n* 52; f* 39, n.

111, 113, are 60,90 complessive; f* 27, n. 62, are 25,20, pag. 1174. Pag. 1136, f* 29, n* 70, 72, 75; f* 40, n*65, 100, 101, 274; f* 28, n* 143, 144 per are 33, 91 e per 1/6 pag.

74, f* 29 n* 74, fabbr. rurale di are 1,50.

LCS [Letto, confermato, sottoscritto] Seguono firme.

Il giorno 13 luglio 1967 alle ore 10 a Belluno, in Ufficio Istruzione, avanti di noi, Dr. Mario Fabbri giudice istruttore, assistiti dal sottoscritto cancelliere, e' comparso il testimonio Ing. Cavinato Mario, nato a Treviso il 1.3.1904, res. A Venezia, Cannaregio 4449, dirigente Enel IR - A seguito della frana del 1960, su richiesta dell'ufficio del SCI (Servizio costruzioni idrauliche) e su direttiva della stessa direzione, nella mia qualita' di dirigente del servizio patrimoniale, iniziai l'operazione di acquisto dei terreni posti sul fianco sinistro del serbatoio del Vajont, terreni ricadenti nella zona tra il serbatoio e la strada in sinistra e necessari all'esercizio del serbatoio perche', pur essendo a quota superiore all'invaso, sugli stessi si svolgeva una campagna di ricerche e misurazioni.

ADR - Effettivamente il giorno 8 ottobre 1963 intervenni, presso lo studio notarile del dott. Chiarelli, alla stipulazione di alcuni atti di acquisto di terreni di tale partita.

Avuta lettura delle dichiarazioni rese dal dott. Chiarelli, contesto che l'acquisto sia stato effettuato in vista dell'urgenza imposta dai movimenti della sponda sinistra. Al contrario, tali acquisti rientravano nella normale operazione iniziata con la prima frana del 1960, della quale ho detto.

ADR - Io personalmente non avendo la possibilita' di recarmi sul Vajont, nulla sapevo di quanto stava accadendo e percio' escludo di aver potuto parlare di spruzzi d'acqua o comunque di situazioni allarmistiche. Dato il tempo trascorso non ricordo se il geometra Zambon o il geometra Olivotto abbiano tenuto un tale discorso al notaio.

ADR - Non ho altro da dire LCS Seguono firme.

Il giorno 17 luglio 1967 alle ore 10,30, in Ufficio Istruzione, avanti di noi Dr. Mario Fabbri giudice istruttore, e' comparso il testimonio Zambon Arturo nato a Budoia (Udine) il 12.8.1922, residente a Maniago, geometra IR - Risponde a verita' che il giorno 8 ottobre 1963 vendetti, nella mia veste di procuratore speciale, alcuni terreni all'Enel-Sade, situati sulla sponda sinistra del Vajont, in prospicenza del lago.

Avuta lettura di quanto dichiarato dal notaio Chiarelli (aff.

1025, vol. 5), dichiaro che il discorso reso a verbale mi sembra destituito di ogni fondamento di verita', dal momento che gli acquisti stipulati quel giorno non erano dettati da particolari ragioni di urgenza e di pericolo, ma si inquadravano in una operazione ben piu' ampia risalente al 1960. La societa' da tale data era venuta acquistando gran parte dei terreni tra il lago e la strada. Tale programma di acquisti era stato determinato dalla necessita' di vietare a chiunque il transito su tali terre, per il pericolo di smottamenti e di cadute nelle crepe apparse sul terreno.

Il progetto iniziale della societa' era quello di acquistare tutto il terreno denominato Toc e fu abbandonato, riducendolo alla sola zona sottostrada, penso per ragioni socio-economiche, essendo il Toc l'unica zona di fienagione e pascolo - cioe' unico reddito - per la frazione di Casso.

Non ricordo che l'8 ottobre si siano fatti col notaio tali discorsi, anche perche' da un mese circa l'Enel-Sade aveva fatto sgomberare bonariamente le abitazioni stagionali sul Toc per l'incremento dei movimenti. Lo sgombero degli ultimi giorni riguardo' solo poche famiglie che non volevano abbandonare masserizie e bestiame. Faccio presente che per lo sgombero del settembre, accettato da gran parte dei proprietari, proprio a mio mezzo l'Enel-Sade pago' immediatamente dopo il 9 ottobre la somma corrispondente alla perdita di un mese di raccolto. Gli atti relativi sono ancora nelle mie mani.

ADR - La sera del 9 ottobre ero al Vajont e assistetti allo sgombero delle poche famiglie rimaste in sinistra. Non ho altro da dire.

LCS Seguono firme.

Chiarelli venne chiamato a deporre anche davanti al tribunale dell'Aquila nella udienza del 22 aprile 1969. Ecco cosa risulta a verbale.

IR - Dopo aver avuto lettura della deposizione in istruttoria, confermo quanto ho detto.

ADR - L'Enel comprava i terreni per poterne poi ordinare lo sgombero.

fdm/

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