martedì 17 gennaio | 20:35
pubblicato il 03/ott/2013 16:52

Vajont: le prime scuse dello Stato

Vajont: le prime scuse dello Stato

(ASCA) - Longarone (BL), 3 ott - In occasione del raduno dei soccorritori, il 15 settembre, il ministro dell'ambiente Andrea Orlando ed il prefetto Franco Gabrielli, capo del Dipartimento della protezione Civile, hanno chiesto scusa a nome dello Stato.

''In questi giorni, qui sul Vajont, ho ascoltato i ricordi, le sensazioni e ho percepito come questa tragedia sia una ferita ancora molto aperta, come vi sia ancora una rabbia sorda - ha detto Gabrielli, per primo -.

C'e' un lutto che non e' stato ancora elaborato perche' non si e' avuto forse la forza, la possibilita' o forse meglio nessuno ha aiutato queste persone ad elaborarlo correttamente. E c'e' una tensione che e' palpabile, che si coglie nell'aria dell'esigenza che sia arrivato il momento che si chieda scusa''.

''Chiedo scusa - ha aggiunto - di silenzi colpevoli, prima; scusa di mancanze e di ritardi, dopo. Oggi, nel mio piccolo, umilmente, come rappresentante di quel pezzo di Stato che ha la missione di salvaguardare le persone vi chiedo scusa''.

''Questo e' un atto di pacificazione'' ha subito commentato il sindaco Roberto Padrin. ''Si', la nostra comunita' ha bisogno di scuse, ma anche di guardare avanti''.

''Si', bisogna chiedere scusa'', ha riconosciuto il ministro Orlando. Dopo aver osservato che Longarone ed il Vajont ''dovrebbero essere le tappe fondamentali per un pellegrinaggio di costruzione della memoria e di religione civile'', Orlando ha aggiunto che lo Stato non ha fatto tutto quello che doveva e poteva fare per riparare le sue responsabilita'. Per questo credo che un rappresentante delle istituzioni come me, per la continuita' che c'e' nelle responsabilita', deve venire qui con un carico di umilta' e deferenza. Ci sono momenti nella vita di una Nazione in cui lo Stato e chi lo rappresenta hanno il dovere di assumersi la piu' difficile delle responsabilita', chiedere scusa ai cittadini''.

Il ministro ha aggiunto che lo Stato deve farlo per il presente e ''per ogni volta che abbandona una persona''. Per tutte le volte - ha precisato l'esponente di Governo - ''che non sa dire 'ci sono' di fronte ad un pericolo. E per quando ha permesso che gli anni aggiungessero l'oblio o il travisamento della verita'. Poi ci sono tutte le disattenzioni del dopo, per le parole non dette o sbagliate.

Non ci sono solo gli errori di 50 anni fa ma le parole sbagliate che si e' continuato a pronunciare''.

Immaginando le possibili obiezioni, il ministro ha cosi' proseguito: ''Si dice che mancano le risorse ma le risorse su questo argomento mancano sempre. La mancanza di prevenzione, pero' e' un modo di accumulare debito futuro e questo comporta costi incalcolabili. Non e' percio' una battaglia di ecologismo ideologico''. Oggi possiamo vantare una maggiore padronanza della tecnica, ma - ha e' stato l'invito del ministro - ''non dobbiamo mai abbassare la guardia e a tenere alta la guardia sono sempre le popolazioni locali''. ''Le resistenze delle popolazioni e dei comitati non si possono sempre liquidare come localismi dei no, ci sono esperienze di chi vive nei luoghi che meritano altrettanto rispetto delle perizie tecniche. Le famiglie del Vajont si opposero e denunciarono per tempo cio' che gia' si sapeva e si poteva evitare - ha concluso -. Lasciare spazio alle voci di chi risiede nei luoghi sui quali insistono progetti di grandi opere, non e' opposizione alle opere ma investimento sulla partecipazione''.

fdm/

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