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pubblicato il 05/ott/2013 15:38

Vajont: geologi, primi errori di valutazione ancora negli anni '20

Vajont: geologi, primi errori di valutazione ancora negli anni '20

(ASCA) - Longarone (BL), 5 ott - ''I primi errori di valutazione geologica della valle del Vajont si compirono ancora negli anni '20, cioe' ai primi studi, gli ultimi quel 9 ottobre 1963 quando non si fece evacuare la popolazione del Vajont''. Cosi' Vittorio D'Oriano, direttore della Fondazione Centro Studi del Consiglio nazionale dei geologi, alla vigilia dell'assise di oltre mille geologi provenienti da tutta Italia, in cui, fra l'altro, sara' presentato un volume di Alvaro Valducci e di Riccardo Massimiliano Menotti in cui i responsabili vengono chiamati per nome e cognome. Secondo D'Oriano, infatti, i processi non hanno accertato le responsabilita' con la necessaria incisivita': ''la verita' processuale e' stata modesta e distante dalla verita' reale''. ''Solo nel 1959 e' stata accertata, da Edoardo Semenza, la paleofrana del monte Toc - sottolinea D'Oriano -. Per 30 anni, dunque, e' continuata la sottovalutazione delle problematiche di quella montagna''. Non solo. ''Chi ha camminato lungo il torrente Vajont, ai piedi della montagna, come ha fatto a non avvertire gli strati di frana poggio sul versante del monte Toc inclinati verso la valle'?''. Per D'Oriano ''la verita' processuale e' stata modesta e distante dalla verita'''. A suo avviso si e' verificata ''una catena di responsabilita''' e in alcuni casi si adombra perfino ''la volonta' di non considerare certi effetti'' soprattutto nel fatto di proseguire con il riempimento dell'invaso. Quanto al pilotaggio della frana, come da indiscrezioni di questi giorni, D'Oriano ha detto che ''si tratta di un'ipotesi verosimile''. ''Noi abbiamo una parte della geologia che ha commesso degli errori e una parte che aveva visto bene - ha dichiarato il presidente dell'Ordine dei geologi Gianvito Graziano -. A 50 anni dalla fondazione dell'ordine dei geologi e dalla tragedia ci sembrava doveroso questo atto di carattere etico e morale: essere qui''. Graziano ha poi sottolineato un altro aspetto: accendere i riflettori sulla situazione in cui versa il territorio italiano che ''e' a dir poco allarmante''. ''I pericoli attuali derivano dal fatto che nonostante le moltissime conoscenze di noi geologi che permettono dinamiche di lettura del territorio, continuiamo per altri versi a fare scelte scellerate. Il problema - ha spiegato Graziano - e' in parte legislativo, nella misura in cui la necessita' di studiare e inserire un'opera in un suo contesto fisico e geologico spesso diventa marginale rispetto all'importanza dell'opera''. fdm/vlm/ss

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